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Matemusica, conferenze al Cattaneo

Analizzare il suono ed essere in grado di riprodurlo attraverso equazioni matematiche. Questo era l’argomento della conferenza tenuta dalla docente dott.ssa Chiadò Piat del Politecnico di Torino e dal maestro Giorgio Guiot, direttore di cori e insegnante di musica.
È stato evidenziato come questi due ambiti completamente diversi siano in realtà molto legati fra loro a partire dal confronto fra l’analisi dello spettro d’onda della voce e quello delle funzioni matematiche classiche, che si trovano sui libri di scuola. Senza matematica potremmo dire addio agli altoparlanti, alle cuffiette, a qualunque tipo di riproduzione musicale che si basa sull’elettronica a partire dagli mp3 fino ad arrivare ai suoni campionati delle tastiere o alle distorsioni delle chitarre elettriche. Una corrente musicale del novecento derivante dall’espressionismo si basava sull’uso della matematica nella fase di composizione dell’opera, puntando a un risultato finale non facilmente ‘orecchiabile’ ma matematicamente preciso e ordinato. Ora le case discografiche utilizzano invece la matematica nelle fasi di post produzione dei brani, apportando modifiche sull’equalizzazione e la compressione delle tracce, sulle forme d’onda e sulle ampiezze, ottenendo così (a differenza dei compositori novecenteschi) un risultato quasi irrealisticamente pulito e chiaro dal punto di vista sonoro ma matematicamente molto complesso. Se siete interessati a questi argomenti allora forse è il caso di prendere in considerazione quello del Politecnico come eventuale futuro universitario, dove l’uso della matematica è finalizzato alla risoluzione di molti problemi pratici. Se invece avete solo voglia di uscire dalle quattro mura del Catta allora pensate che il vostro cantante preferito, quello che vi sta suonando nelle cuffiette, in realtà non esiste e state ascoltando una serie di equazioni che prendono forma di onde: magari la matematica la odierete un po’ meno.

Davide Pilati

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