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Liberiamocene

Il 16 marzo a Firenze la diciottesima Giornata della Memoria e dell’Impegno in Ricordo delle Vittime
delle mafie.

Centomila persone hanno sfilato per dar voce alle loro speranze, paure, al loro disgusto e alla loro indignazione; anche un gruppo del Cattaneo. Il corteo è iniziato nei pressi della Fortezza da Basso e terminato allo stadio Artemio Franchi. L’organizzazione è di Libera.
Libera è l’associazione di Don Ciotti, fondata ufficialmente nel 1995 ma che di fatto prese coscienza di sé tre anni prima, nel 1992. Era l’anno di formazione dei blink-182, l’anno in cui Il Silenzio Degli Innocenti veniva premiato con 5 Oscar. La cassazione annullava la sentenza d’appello che assolveva gli imputati della Strage di Bologna. In America i Chicago Bulls di Jordan vincevano i Playoff, il Milan intanto approdava al dodicesimo titolo. Ma forse è importante ancor di più ciò che successe in quell’anno, il 23 maggio e il 19 luglio, a Palermo: Falcone e Borsellino, due eroi italiani, simbolo della lotta alla mafia venivano fatti saltare in aria assieme ai loro agenti di scorta. Se provassimo a chiedere a tutte le persone che hanno memoria di quei due giorni, probabilmente si ricorderanno ancora cosa stavano facendo. Un momento importante, che segna la svolta nella lotta alle associazioni mafiose. La mafia è l’associazione più antica d’Italia, la più ricca e la più potente.
Mercoledì 13 marzo, nell’auditorium del liceo, si è tenuto l’incontro della Consulta Studentesca, in un appuntamento indetto da Libera con lo scopo di organizzare la partecipazione all’evento. Andrea, il ragazzo di Libera, non dice parole a caso. Non si può, quando si tratta di mafia. Si parla
di un migliaio di vittime innocenti , dal 1893. Nomi che dovrebbero essere ricordati tutti, dal primo all’ultimo, senza distinzione.
Ci dà informazioni precise sulla storia della mafia, che viene citata in un documento ufficiale per la prima volta nel 1876, riferendosi alla Sicilia e a Cosa Nostra. Ci parla di attentati, di stragi, di numeri inerenti ad essa. Ci fa capire che l’antimafia non è solo memoria, ma è anche impegno. Con la cultura si combatte la mafia. E ricorda a noi, abitanti nella provincia di Torino , che il primo comune sciolto a Nord di Roma per mafia è Bardonecchia, meta torinese delle vacanze invernali. Più della metà degli spazi adibiti alle olimpiadi invernali sono stati realizzati in tempo grazie alla mafia.
Parlandoci della Giornata a Firenze, spiega che questa città è stata scelta perché il 27 maggio del
1993 cinque persone morirono a causa dell’esplosione di una macchina , in un attentato di mano mafiosa.
Vent’anni dopo quindi, centomila persone si sono ritrovate a manifestare nella stessa città, con in testa l’obiettivo di far qualcosa per combattere uno dei maggiori cancri della penisola Italiana.
In un periodo in cui si scende in piazza per questioni politiche, non è casuale un collegamento al tema delle mafie. Vanno da sempre di pari passo: se la politica non si occupa di mafia, la mafia si occupa di politica.
Ricordare è importante, per questo a fine corteo si è tenuta una lettura dei nomi delle vittime della mafia, tutti, dal primo all’ultimo, perché non c’è vittima che faccia meno rumore delle altre. Sperando che ognuna non sia morta per niente, che qualcosa stia cambiando , anche da parte delle alte sfere. Non può esistere una mafia senza politica, ma deve esistere una politica senza mafia. Ma se prima non c’è un cambiamento nella mentalità comune, ciò è impensabile. A cominciare dalla vita di tutti i giorni, dal commerciante che non fa lo scontrino e da altri piccoli gesti.

Alberto Carella

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Ritrovo h 00.30 in Corso Trapani. Diversi pullman pronti per partire. Destinazione: Firenze.
È iniziata così l’avventura che ha portato alcuni studenti del Cattaneo a vivere un’esperienza indimenticabile. L’evento, organizzato dall’associazione Libera, ha coinvolto persone da tutta Italia giunte nel capoluogo toscano per manifestare contro ogni tipo di mafia e in memoria di tutte le sue vittime.
Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie,fondata il 25 Marzo 1995 da Don Luigi Ciotti come associazione no-profit al fine di portare avanti la lotta alle mafie. Realizza il suo obiettivo con varie attività come il riutilizzo dei beni sottratti ai mafiosi, il sostegno alle vittime della mafia, l’educazione alla legalità e l’impegno contro la corruzione. Oggi è un coordinamento di oltre 1300 associazioni, gruppi, scuole, uniti tra loro nel promuovere legalità e giustizia.
In piena notte è incominciato il lungo viaggio di circa sei ore. Una sola tappa presso un autogrill in Liguria e poi dritti verso Firenze. All’arrivo la città ancora dorme e si ha il tempo di far colazione, ma già si inizia a sentire l’atmosfera della manifestazione. Nei pressi della stazione incominciano ad affluire diverse persone e così parte la lunga sfilata per le vie della città. Dalla Fortezza da Basso, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella, fino allo stadio:due lunghe ore di faticosa marcia. Una marcia di tutte le età: giovani, adulti, anziani e persino bambini. Persone di ogni genere sono presenti tra le file dei manifestanti, ma la maggior parte sono giovani e studenti. E i numeri hanno superato le aspettative: al posto delle 100 mila persone attese ne sono giunte ben 150 mila. Tutto ciò in un’atmosfera di gioia e di commozione, di speranza e di voglia di lottare. A capo del corteo Don Ciotti, fondatore di Libera, seguito da diversi nomi illustri quali ad esempio Adolfo Perez Esquivel, premio Nobel per la pace, Giancarlo Caselli, magistrato, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, Matteo Renzi, sindaco di Firenze e Cesare Prandelli, ct della nazionale. E dietro di essi non mancano i familiari delle vittime delle stragi mafiose.

Giunti nei pressi dello stadio si viene radunati in un lungo piazzale, di fronte al palco allestito da Libera. Un mare di persone affluisce nell’apposito spazio in attesa del momento più toccante della giornata. Si ascoltano e si applaudono le parole dell’argentino Esquivel che esorta le persone a lottare insieme contro la mafia per un mondo migliore. Non manca il discorso di Susanna Camusso che sottolinea come la mafia uccida anche il lavoro. Ma il silenzio cala tra i 150 mila quando vengono ricordate tutte le vittime innocenti della mafia. Più di 900 nomi scanditi pubblicamente e intervallati da applausi.

Al termine della grande acclamazione finale sale sul palco Don Ciotti, fondatore di Libera. Ha inizio un lungo ed emozionante discorso. Il sacerdote ricorda un poliziotto, “un ragazzo della pubblica Sicurezza delle scorte” morto la mattina stessa in un incidente stradale. “Anche lui è morto per la democrazia. È morto per fare il suo dovere.” Non manca poi un appello ai politici italiani, invitati a farsi un esame di coscienza. Ma il momento più toccante è quando Don Ciotti si rivolge ai giovani e li invita a non dimenticare le vittime della mafia, a non ucciderli una seconda volta “con il silenzio, la rassegnazione e la diffidenza”. “Non uccidiamoli con le ricorrenze rituali, celebrative.” Il fondatore di Libera esorta le nuove generazioni a ribellarsi contro la mafia, che a suo parere “va chiamata e definita come una peste”. Così Don Ciotti conclude il suo discorso tra gli applausi e l’esultanza dei manifestanti. La speranza è riposta nei giovani.

A chiudere la mattinata il concerto di Fiorella Mannoia. Intona “Io non ho paura” e tutti cantano, ridono, piangono.

Fabio Cambursano

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