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Hong Kong, la mia seconda casa

Il nostro giornale apre una nuova ed emozionante rubrica dedicata a tutti gli studenti del liceo che hanno deciso di affrontare un lungo anno di studi all’estero e che vogliono condividere la loro esperienza con noi.
Coraggio, determinazione, curiosità, forse anche follia. Questo e molto altro ancora ci racconteranno.
Tra le incertezze, i volti, le usanze e le parole sconosciute, hanno trovato la forza di vivere ogni istante di questa grande prova che tutti i giorni affrontano in un nuovo mondo, in una nuova famiglia, in una nuova casa.

Ho sempre delle difficoltà a scrivere una storia riguardo alla mia esperienza qui ad Hong Kong, troppi fatti da raccontare, troppi bei posti da descrivere e soprattutto troppi pensieri in testa. Vorrei avere una videocamera che registrasse ogni momento della mia vita qui, con tutti i meravigliosi, ma anche i brutti ricordi.
Per iniziare, devo dire che Hong Kong è completamente diversa dalla mia piccola e tranquilla Torino. Mi sono ritrovata in una città moderna, con grattacieli, strade sempre affollate e centri commerciali ad ogni angolo. Ma vivere qui mi ha fatto capire che può offrire molto di più! Colline con paesaggi da restare senza fiato hanno sentieri per fare delle lunghe passeggiate, le spiagge mi permettono di rilassarmi con i miei amici, i parchi di divertimento dicono già tutto di per sé, campi di atletica pubblici e piste lungo mare mi offrono la possibilità di allenarmi e allo stesso tempo di ammirare tutto quello che mi circonda, e infine il cibo delizioso che al solo pensiero mi fa venire l’acquolina in bocca. Il primo impatto in questa società così movimentata mi ha un po’ disorientata. Non capivo le regole poste dalla scuola, o perché la gente nella metropolitana si affollava per entrare nei treni per poi camminare tranquilla sul punto di scendere e dirigersi verso l’uscita. O ancora, perché la maggior parte degli abitanti di Hong Kong non usa la macchina e nonostante ciò, c’è sempre traffico, chi usa le macchine?
Ovviamente ancora oggi non so rispondere a queste domande, semplicemente mi sono adattata a questo stile di vita. Infatti si è fatto forte il mio desiderio di conoscere questa cultura, che in un certo senso è anche la cultura della mia famiglia naturale, essendo mio padre cinese. E dunque ho potuto affrontare i miei problemi in modo abbastanza ottimistico.
Dopo un mese ho iniziato a divertirmi a scuola e ora faccio parte della squadra di basketball e di english debate, riuscendo così a conoscere amici meravigliosi. Sto iniziando a capire anche un po’ di cantonese ed il mio obbiettivo più grande è poterlo parlare fluentemente.
Ma la mia più grande fortuna è stata trovare una famiglia amorevole con cui passare il tempo. Non importa quanto possano essere impegnati, hanno sempre il tempo per sorridermi e farmi sentire amata.
Durante le vacanze di Natale ho fatto un’esperienza indimenticabile: un viaggio di volontariato nello Yunnan con mio padre ospitante (baba) e alcuni suoi amici. Per 8 giorni abbiamo visitato diverse scuole primarie per dare agli studenti materiale come sciarpe e cappelli caldi e soldi alle famiglie. Abbiamo anche tenuto qualche breve corso e l’amica di mio padre ed io abbiamo insegnato loro una canzone di Natale in inglese. È stata una grande soddisfazione sentirli canticchiare mentre uscivano dalla classe. La parte migliore è stata quando ho insegnato loro qualche gioco italiano come “l’orologio di Milano fa tic tac” durante l’intervallo. Anche se non potevo parlare cinese mandarino, ci siamo divertiti e nel frattempo altri bambini curiosi ci avevano accerchiato per assistere alla scena divertente. Infine abbiamo visitato alcune famiglie povere e sono rimasta impressionata dalla loro ospitalità. È stato commovente vedere queste famiglie darci tutto quello che avevano, nonostante le loro condizioni, solamente per la gioia del fatto che eravamo andati a trovarle.
Alla fine di questo viaggio, l’amica di mio padre mi ha chiesto:” Ti manca casa?” E a questa improvvisa domanda ho risposto: “Quale casa?”. A quel punto ho realizzato di avere due case, di appartenere a due città. Non c’è niente di meglio che sentirsi a proprio agio, una volta trovato il proprio posto nel mondo.
Mi sono innamorata di questa città piena di gioia, con i suoi mercati dove posso imparare il cantonese parlando con la gente locale e con le sue festività nelle quali posso gustare cibi tradizionali e sperimentare la vivacità delle famiglie cinesi che amano giocare a Mahjong e al lotto, che cantano e ballano in pubblico senza vergogna e che mangiano piacevolmente insieme riuniti intorno ad una tavolata rotonda.
Ora posso dire di avere due famiglie e due posti che posso chiamare casa. Sono diversi, ma entrambi indubbiamente bellissimi e speciali a loro modo.

​Camilla Ling – Introduzione Valeria Galetto

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