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Magnifico Impostore

Nell’auditorium del liceo, nei primi giorni di gennaio, Alessandro Curti ha portato in scena la storia di Giorgio Perlasca in uno spettacolo commovente, ironico e intenso, ispirato al ritrovamento del diario delle memorie di quest’ultimo, fascista della prima ora, che ha avuto il coraggio di dire “No” davanti alle leggi razziali, alla complicità nelle deportazioni e nello sterminio.
Narrata da Perlasca e dalla Contessa d’Ungheria (entrambi interpretati dallo stesso Curti), la vicenda comincia nel 1944 a Budapest, dove Perlasca, impossibilitato a tornare in Italia e considerato traditore dai tedeschi, si rivolge all’ambasciata spagnola e si mette al servizio dell’ambasciatore Sans Britz, col solo scopo di salvare quanti più ebrei possibile dalla deportazione. Con la fuga dell’ambasciatore in Svizzera, Perlasca decide di assumerne il titolo e l’autorità illegalmente ma con l’ appoggio di alcuni funzionari, correndo innumerevoli rischi ma riuscendo a salvare la vita a più di 5.200 persone. Tornato in Italia nel 1945 scompare in una vita normale: solo nel 1988 un gruppo di ebrei riconoscenti lo rintracciò, portando alla luce la sua eroica storia.
Ad attirare particolarmente l’attenzione del pubblico è l’allestimento minimalista, grazie al quale lo spettatore può prestare più attenzione alle parole dell’attore e ai sentimenti che suscitano. Altro ingrediente fondamentale è l’ironia, come dice Curti: “Per me il teatro è la voglia, mia e del pubblico, di giocare”. Ciò che cerca di trasmettere l’attore/autore sono anche la semplicità e l’onestà di Perlasca che, dopo il suo ritorno in Italia, non raccontò mai la sua impresa. Perlasca ci insegna il valore del silenzio in un mondo dove tutto viene “sbandierato”, e dell’onestà con cui scrisse una lettera sia al governo spagnolo che a quello italiano per denunciare il suo uso di false credenziali allo scopo di salvare tutte quelle persone.
Non è difficile quindi immaginare perché questo spettacolo sia degno di essere visto e “vissuto”: si parla di responsabilità, di giustizia, di onore, di coraggio e di umiltà, e di tutte quelle caratteristiche che porranno sempre l’uomo di fronte ad eterni dilemmi su ciò che è giusto e ciò che viene realmente fatto.

Al termine dello spettacolo abbiamo rivolto alcune domande all’attore-autore.

Da dove è nata l’idea per lo spettacolo?
È incredibile alcune volte come le occasioni vadano solo colte e sfruttate a pieno. Ho conosciuto la storia di Perlasca grazie ad un libro regalatomi da un senzatetto e l’idea è poi venuta da sola, non so da dove sia nata, sapevo solo che doveva esserci il personaggio della Contessa. Ho capito che doveva focalizzarsi su Perlasca e i monologhi mi sono venuti in tempi diversi, per un totale di 24 pagine di copione.

Perché il titolo “Il Magnifico Impostore”?
Il nome viene dato al diario delle memorie di Perlasca dalla Contessa d’Ungheria, dato che Giorgio può essere definito l’impostore che ingannò i Tedeschi firmando lettere di protezione e al contempo “magnifico” per il grande gesto che compì per la popolazione ebrea. Ho voluto rappresentare questo spettacolo per far conoscere innanzitutto la storia di Giorgio Perlasca, purtroppo ancora poco conosciuta per via del suo tardivo riconoscimento eroico, e per muovere una critica a quest’Italia insofferente che non vuole riconoscere a Perlasca i meriti delle sue azioni, solo per il suo passato. Ed è quindi estremamente significativo vedere come l’opposizione e le azioni di un solo uomo abbiano contribuito ad una svolta nel salvataggio di così tanti Ebrei dalla deportazione.

Perché il dialogo centrale e la figura della Contessa sono così “fuori contesto” nella loro frivolezza?
La Contessa può essere definita il narratore principale dello spettacolo, volevo rievocare il narratore principale di notizie al giorno d’oggi: la televisione. I dialoghi del personaggio servono non solo a smorzare la durezza e la serietà degli eventi vissuti dal protagonista, ma anche a sottolineare come siamo soggetti a diventare indifferenti agli eventi tragici odierni. Pensate semplicemente al telegiornale, quando trasmette la notizia drammatica dell’omicidio di un bambino e dopo un minuto inizia Paperissima Sprint, con la sua carrellata di video spiritosi. Ormai siamo così abituati a contrasti di questo genere che sono normali e passiamo da un’impressione all’altra come se tutto fosse uguale. Siamo diventati persone insensibili, a causa soprattutto della televisione, ed è questo il ruolo che ricopre la Contessa.

Cosa fece Perlasca dopo il suo ritorno in Italia?
Una volta tornato in Italia, Perlasca visse normalmente mantenendo il silenzio sulle sue imprese, finché nel 1988 una famiglia ebrea a lui riconoscente cercò di trovarlo e ci riuscì. Una volta emersa la sua storia Perlasca ricevette da Israele la cittadinanza onoraria e il titolo di “Giusto fra i Giusti”, e lo Stato lo invitò a piantare nel Giardino dei Giusti l’albero che tutt’ora porta il suo nome. L’Italia tuttavia si rifiutò di conferirgli premi, essendo comunque riconosciuto come fascista, ma venne richiesto al Quirinale che gli fosse conferita la medaglia d’oro al valore civile. Attualmente esiste l’associazione “Perlasca”, fondata dal figlio Franco, che speriamo di poter incontrare qui l’anno prossimo per il giorno della memoria.

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