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L’Astuto, l’Avaro e gli Innamorati

La compagnia teatrale del liceo ha presentato martedì 3 Giugno, in auditorium, lo spettacolo “l’Astuto, l’Avaro e gli Innamorati”, tratto da “Gorgoglione” e “Aulularia” di Plauto rivisitate in chiave moderna. L’opera mantiene la classica struttura della commedia greca, la storia si sviluppa intorno a temi come l’inganno e l’equivoco mentre i personaggi, pur rimanendo fedeli alla trama originaria, presentano sfumature caratteriali contemporanee. I registri Fabio Marchisio e Elisa Galvagno hanno rivisitato il testo sapendolo adattare alle esigenze di un pubblico prevalentemente giovane; hanno mantenuto un buon equilibrio tra divertimento e funzione educativa e gli attori sono stati capaci di interpretare e modificare in base alle loro personali caratteristiche i personaggi delle commedie.
Ma ecco dalla loro stessa voce il racconto di questa impresa. << Per prima cosa un saluto -Stefania Bevilacqua (servo di Liconide) – e un GRAZIE a tutti, secie a coloro che hanno assistito allo spettacolo e ci hanno donato dei soldi! Ero talmente nella parte che se mi aveste chiesto il mio nome io vi avrei risposto con “ piacere sono il Servo”-Nonostante non fossi una dei protagonisti non mi sono sentita una presenza marginale nella storia, infatti i registri hanno cercato di dare la stessa importanza a tutti i personaggi. Tutte le prove non sono servite a prepararmi alle emozioni che mi hanno travolta come un treno merci una volta salita sul palco ; non potete immaginare l’ansia, l’euforia, l’adrenalina che si prova a stare su un palcoscenico davanti a degli sconosciuti e nei panni di qualcun altro. Dietro alle quinte era agitazione allo stato puro: c’era chi ripeteva le battute sottovoce, chi si cambiava e sistemava i costumi e chi, come un suricato, stava all’erta pronto a captare un minimo errore. Non sono mancate le risate e i pianti di gioia una volta terminata la rappresentazione e neanche il dispiacere di non poter più recitare con alcuni compagni che il prossimo anno non saranno più in questa scuola.>>. L’immedesimazione totale con il proprio ruolo è una nota dominante tanto che ormai dovrei dire “Gorgoglione nel ruolo di Sofia “, perché arrivati a questo punto, non saprei più dire chi è chi … Gorgoglione è il tipico personaggio furbo ma esibizionista, che stringe accordi con tutti ma in realtà pensa solo a se stesso finchè non rimane incastrato nella sua stessa rete di imbrogli. All’inizio non mi ispirava particolarmente ma ho avuto piena fiducia nei superpoteri dei registi Fabio ed Elisa : se decidono di affidarti quel ruolo stai pur certo che sarà perfetto per te … e così è stato. Ad aumentare la difficoltà è stata la scelta di assegnare la parte a tre persone , sul palco perciò sarebbero comparsi ben tre Gorgoglioni! Abbiamo dovuto riadattare i dialoghi , le pause e coordinare i movimenti per dare l’idea al pubblico che fossimo un personaggio solo e a complicare il tutto c’era uno scomodo cerotto che impediva la visuale. È stata una sfida difficile ma di sicuro ci siamo divertiti. Il teatro non accetta compromessi, non è un semplice hobby che puoi tirare fuori da un cassetto quando vuoi perché diventare un attore significa mettersi in gioco completamente, credere fino in fondo ad ogni battuta e diventare il proprio personaggio. Il momento che preferisco sono quei 30 secondi che precedono l’ingresso in scena, quando l’ansia dell’attesa finalmente scompare e lascia il posto alla splendida consapevolezza che il pubblico è lì per te , che il palcoscenico è l’unico posto dove ti senti a casa e che negli occhi dei tuoi compagni leggi le tue stesse emozioni . In quel momento mi sento un’attrice , smetto di essere Sofia e divento il Gorgoglione . Ma non sempre il personaggio è facile o il proprio ideale: è l’esperienza di Giulia Carvelli che si è ritrovata nella parte del lenone.
“Nel momento in cui muovi il primo passo sul palco smetti di essere te stesso. Sei solo quel personaggio che non ami subito, ma che prende forma con te, durante tutte le prove, la scelta dei costumi, del trucco…I tuoi movimenti diventano i suoi, il tuo modo di parlare non esiste più. Essere la proprietaria, praticante, di un bordello non mi ha emozionata da subito, ma il ruolo dell’attore affascina anche per le sue molteplici angolazioni. Deve saper interpretare qualunque ruolo, immedesimarsi in qualunque personaggio gli venga assegnato, renderlo proprio, e da qualunque lato lo si guardi, deve somigliargli. Così eccomi qui, a fare moine con calze a rete rosse, e fumare una sigaretta finta. E non posso negare che mi sia piaciuto. Il teatro è qualcosa di meraviglioso, e non credo che vorrei mai lasciarlo. In questi due anni, mi sono convinta sempre più, di averne bisogno, perché ormai è parte di me. Ora, dopo questa noiosa descrizione di quel che penso, posso solo sperare che lo spettacolo vi sia piaciuto, o che veniate a vedere i prossimi, perché, posso assicurarvi, che il teatro non smette mai di sorprendere”.

Sofia Zompi

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