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LA SOLITUDINE DELLA QUARANTENA

22/12/2020

La solitudine per l’uomo non può essere una condizione permanente in quanto, come aveva già affermato Aristotele, l’uomo è un animale sociale.

Stare con gli altri ci fa stare bene perché la gioia sta nel condividere con qualcuno ciò che di bello ci succede; non è un caso se le persone con cui si sta meglio sono quelle con cui si hanno più passioni in comune. Ciò è evidente ogni qualvolta ci si trova in un contesto nuovo, qualunque esso sia:  una persona, sia in un contesto serio, come la scuola, o ludico, ad esempio in un campeggio in vacanza, cerca sempre di socializzare con qualcuno cercando argomenti e passioni in comune; in questo modo, un perfetto sconosciuto potrà diventare un amico o quantomeno una persona con la quale condividere piacevolmente del tempo.

Questo però non significa che la solitudine sia di per sé negativa: avere momenti in cui si è soli è importante per riflettere e sentirsi liberi da giudizi; tutto sta nell’essere a posto con se stessi.

Tale discorso si lega perfettamente al problema della quarantena perché, se è vero che i problemi di salute ed economici sono di primaria importanza, è altrettanto vero che anche il danno psicologico non va sminuito e l’isolamento non può rimanere una soluzione permanente ancora per molto.

Lorenzo, 4C

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