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SPECTRE: 007 SPETTRO DEL PASSATO

Día de los muertos, Messico, strade affollate, persone spettrali con scheletri dipinti sul viso, fiori, festa macabra. Si apre così Spectre, il nuovo film che vede come protagonista Bond, James Bond, interpretato dal glaciale Daniel Craig per la quarta volta consecutiva. Riprese mozzafiato, qualche pecca, ma sigla, cast e scene d’apertura ripagano già il biglietto.
Spectre è un ritorno al passato ma impregnato di novità, un po’ come lo stesso 2015. Primo elemento interessante di questo capitolo della saga: il nemico non è più fisico ma tecnologico, è gestito da un controllo superiore, è una sorta di Grande Fratello come in 1984, più leggero, contro cui Bond, così fisico e così tradizionale, deve lottare. Bond stesso appare molto anni ’60, nel modo di vestire ad esempio, velato sempre dalla recitazione di Craig fredda ma efficace per il personaggio in questione.
Più donne e meno azione: Bond è affiancato da tre attrici, anche se nessuna raggiunge il livello di M. ormai morta, tra le quali spicca Léa Seydoux, emblema della femminilità, anche se, lei come 007, così tradizionale e non particolarmente innovativa poiché cede al fascino di Bond come tutte le altre; recitazione impeccabile, a tratti piatta, ma forse la colpa è del copione.
Caratteristica intrigante del film è la complessa vicenda familiare che collega le azioni delittuose e indaga anche nella psicologia biografica di Bond, sulla quale si è sempre sorvolato.
Non è un film prettamente d’azione ma più sottile, perché unisce la ribellione tipica di Bond alla serietà di una spia, le tipiche macchine veloci e costose alle nuove tecnologie, il nemico da eliminare fisicamente al controllo virtuale su tutti, le donne giovani alle mature, l’organizzazione SPECTRE del passato in questi anni.
Per noi italiani poi, anche la città di Roma, specialmente ripresa di notte, è uno spettacolo per la vista.
Qualche lieve nota negativa: alcuni effetti speciali sono troppo finti, come il quantomeno improbabile atterraggio su un divano dopo un’esplosione in stile Torri Gemelle 2001, una Monica Bellucci spacciata come bond-girl che in realtà appare solo per alcuni minuti mostrando per giunta tutta la stanchezza del suo oltre mezzo secolo di vita (pur mantenendo le sue tipiche note di erotismo), qualche tratto banale, per intenderci quel momento in cui sussurriamo al nostro vicino al cinema cosa pensiamo che stia per dire il personaggio, quando funziona spesso o si sono visti troppi film o si sfiora il prevedibile.
Tre piccole debolezze in confronto alla grandiosità della pellicola, anche se, dati gli ultimi avvenimenti quali attacchi terroristici e simili, sorge spontaneo pensare che forse Bond abbia ragione: le spie in carne ed ossa forse non saranno mai spodestate dalle nuove potenze tecnologiche.
Fondamentalmente è sempre il nostro Bond, James Bond.

Claudia De Medio

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