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Attentato a Las Vegas: il male contro il bene

Ore 22:10 circa dell’ 1 ottobre, nei pressi del Mandalay Bay Casino a Las Vegas il rumore degli spari vince su quello delle ventiduemila persone riunite in occasione del festival Route 91 Harvest. La scarica di proiettili si spartisce in due momenti, tra questi la paura prende il sopravvento e la gente scappa, corre in qualsiasi direzione per allontanarsi il più possibile da quell’inferno in Terra. Delle migliaia di spettatori presenti, cinquecento sono stati i feriti, di cui dodici gravi, e cinquantanove le vittime; l’artefice della carneficina è Stephen Paddock, sessantaquattro anni, di Mesquite in Nevada, appostato ad una finestra al trentaduesimo piano del Mandalay Bay. Le forze dell’ordine locali sono subito intervenute, hanno individuato l’attentatore e prima che potessero braccarlo nella sua stanza, questi si è tolto la vita. L’opzione terrorismo è stata subito scartata dall’FBI, definendo Paddock il “lupo solitario” che ha realizzato la sparatoria più letale nella storia degli Stati Uniti d’America dopo la strage di Orlando, in Florida, nella notte tra l’11 e il 12 giugno del 2016, in cui il numero delle vittime ammontava a quarantanove. Mentre il Bureau esclude ogni tipo di collaborazione con il terrorismo internazionale, l’Isis lo reclama invece come “soldato del Califfato” convertitosi non più di qualche mese prima. La sua famiglia non si capacita del gesto: “Era uno normale, non c’era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati”, dice il fratello Eric. È tuttavia tra questi gesti così brutali che spicca la solidarietà; il volto del bene in questa vicenda è quello di Matthew Cobos, un giovane soldato al servizio degli Stati Uniti, immortalato dal fotografo David Becker mentre usava il proprio corpo come scudo per proteggere una ragazza sdraiata a terra. Dall’immagine emerge la paura e la disperazione della giovane e la freddezza di Matthew nel rassicurarla e tranquillizzarla, mentre intorno a loro il panico e il caos regnano sovrani. Lo spirito eroico del soldato statunitense sembra non essersi fermato a questo gesto, ma una volta portata in salvo la ragazza è ritornato in mezzo alla folla per aiutare quante più persone possibili.  Personalità rilevanti e leader di tutto il mondo hanno espresso le proprie condoglianze e la vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti; in particolare gli organizzatori del festival country si sono così pronunciati: “Non permetteremo che l’odio vinca sull’amore. Non ci faremo sconfiggere dalla violenza senza senso”. Inoltre il presidente Trump ha ringraziato le forze dell’ordine sul luogo per quella che ha definito una “miracolosa” reazione all’attentato e ha fatto visita a Las Vegas nei giorni immediatamente successivi all’ 1 ottobre.  In un mondo in cui è diventato un pericolo persino il più innocente dei divertimenti, quale partecipare ad un concerto, andare in discoteca o camminare per le strade della città, si distingue nettamente il bene che vive in persone come Matthew e il male di chi addirittura tiene a rivendicare come proprio seguace un assassino.

Eleonora 5M

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