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SO WAKE ME UP WHEN IT’S ALL OVER

Chi nell’estate del 2013 non ha ascoltato “Wake me up” ,immaginandosi le proprie vacanze guardando fuori dal finestrino? O chi due anni dopo non canticchiava “Waiting for love” sperando nell’incontro di una persona speciale? Per non dimenticare chi ha passato le serate sulle note di “Levels” o “Without you”. Questi momenti indimenticabili li dobbiamo tutti ad uno dei dj più famosi in tutto il mondo. Come molti sapranno, Avicii il 20 aprile  è stato trovato morto all’età di 28 anni mentre soggiornava in Oman. Dopo l’accaduto, i genitori, i parenti e le persone più vicine a lui hanno deciso di mantenere il silenzio riguardo le cause, nonostante anche i suoi fans fossero devastati da questa notizia. All’inizio si credeva  che la causa del decesso fosse dovuta all’abuso di alcool e vari problemi di salute, gli stessi per i quali l’anno precedente (2016) si era ritirato dai tour e dalle esibizioni. In quella occasione aveva lasciato ai suoi fans e ai suoi collaboratori una lettera in cui li ringraziava di tutto quello che avevano fatto e spiegava in parte i motivi per cui si era ritirato. Solamente alcuni giorni dopo il decesso sono state rilasciate dichiarazioni. Pare che l’amatissimo dj si sia suicidato, o meglio è questo che lascia intendere la famiglia in una lettera aperta dove afferama ” Non ne poteva più […], voleva pace”. A ferirlo è stata una bottiglia di vetro, che l’artista ha rotto e ha utilizzato per tagliarsi il collo e i polsi, morendo così dissanguato. Tim Bergling, nome all’anagrafe di Avicii, era un ragazzo sensibile che avrebbe avuto bisogno di qualcuno che lo sostenesse  psicologicamente, non invece che lo “sfruttasse” per le sue infinite capacità di musicista.Queste sue doti immense infatti gli hanno dato la possibilità di collaborare con personaggi di altissimo livello musicale, come David Guetta,Madonna e molti altri, e di produrre canzoni e basi diventate in poco tempo hit mondiali.  Ha vinto premi come Grammis e MTV Music Awards, in soli 8 anni (2008-2016) ha fatto 813 shows in tutto il mondo ed è stato paragonato al leggendario Micheal Jackson da Wyclef Jean, rapper haitiano. Dietro alla sua fama e alla sua apparente felicità però si nascondeva il bisogno di avere persone vicine a lui, non solo  fisicamente ma anche moralmente e psicologicamente, per una vita piena di avventure ed emozioni, che è stata raccontata nel film “Avicii: true stories”, uscito verso la fine del 2017.

Lucrezia 3F

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