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UN MATTONCINO ALLA VOLTA

Ve li ricordate i Lego? Quei piccoli mattoncini colorati che tutti da bambini usavamo per dare vita alle nostre idee. Quando prendevamo un pacco da sotto l’albero e scuotendolo sentivamo che al suo interno c’erano tanti pezzetti di plastica, il nostro diventava il Natale più bello di sempre. E nel momento in cui sul nostro pavimento ritrovavamo sparsi centinaia di pezzi disordinati, alcuni di noi seguivano le istruzioni nella confezione, altri davano sfogo alla loro immaginazione e creavano gli oggetti più disparati.

Ma con il tempo i nostri interessi sono cambiati e i mattoncini che avevano segnato la nostra infanzia sono stati sostituiti con le passioni che, in alcuni casi, erano scaturite proprio da questi.

I giochi elettronici sono arrivati nelle nostre case e le scatole che anni prima avevamo tanto bramato hanno trovato spazio a stento nelle nostre cantine o, peggio, nei cassonetti della raccolta differenziata. Le nostre costruzioni con questi piccoli mattoni iniziavano a diventare solo più un ricordo.

Ma chi affermerebbe che i Lego sono soltanto un gioco per bambini? Per noi i Lego hanno avuto un ruolo molto più importante di un gioco. Sono stati, in fondo, una forma d’arte. La prima con cui siamo venuti a contatto, quella che ci ha introdotto al mondo della creatività.

Questa realtà trova conferma nella mostra “The Art of the Brick” dello statunitense Nathan Sawaya. Nell’esposizione, situata alla Promotrice delle Belle Arti di Torino fino al 24 febbraio 2019, sono raccolte tutte le creazioni di questo straordinario quanto eccentrico artista. Le sue opere comprendono statue, quadri e sculture di vario genere. Il materiale usato? I mattoncini Lego, naturalmente.

La storia dell’artista rappresenta una rottura di un’esistenza monotona, troppo stretta per un artista. Dopo essersi laureato all’Università di New York in Giurisprudenza ed aver ottenuto un impiego come avvocato, Sawaya provava ogni giorno con maggiore intensità la sensazione che la sua vita, così come la viveva, non fosse fatta per lui. Il creatore della mostra sentiva il bisogno di liberare la sua personalità artistica che era rimasta nascosta per troppo tempo. Aveva capito che il posto dove voleva lavorare non era su un tavolo con mille scartoffie e documenti, ma seduto per terra a creare arte coi Lego. Proprio come abbiamo fatto noi durante l’infanzia.

Fu così che Sawaya decise di abbandonare il suo posto di lavoro per dedicarsi interamente alla sua passione.

Il suo è un lavoro lungo e dispendioso. Realizza le sue opere proprio come facevamo noi, un mattoncino alla volta, e quando sbaglia deve ricostruire intere parti completamente da capo. Le costruzioni richiedono mesi per essere completate.

I motivi per cui ha scelto proprio i Lego come materiale per le sue costruzione sono due: innanzitutto sono facili da trovare in una normale casa, molto più delle altre materie prime con cui di solito si realizza un’opera d’arte. E l’altro aspetto che lo ha influenzato è stato il fatto che nessuno lo avesse mai fatto prima.

L’esposizione non può che lasciare lo spettatore esterrefatto e incredulo. Alcune delle opere presentate, prevalentemente sculture, danno espressione a messaggi profondi sulle condizioni e le emozioni umane. Altre, invece, ricreano oggetti di uso quotidiano nel minimo dettaglio, in scala e non. Altre ancora invece sono le riproduzioni fedeli di opere d’arte classica, che siano esse statue o quadri. Ma non mancano le rappresentazioni astratte e i ritratti. Ciò che accomuna tutte le opere è, naturalmente, ciò con cui sono realizzate: i pezzi di Lego. Decine di migliaia di essi usati per ciascuna delle creazioni.

Ciò che più stupisce il visitatore della mostra non è tanto l’originalità in sé presente in tutte le opere esposte, quanto la loro fluidità, la dolcezza delle curve, lo straordinario realismo nei lineamenti dei volti, la cura nell’anatomia dei corpi, la precisione con cui oggetti di grandi dimensioni vengono ricostruiti. Ciò che più lo affascina è il fatto che l’ultima cosa che pensa, vedendo tutto ciò, è che queste opere siano realizzate con i Lego. Con quei piccoli e colorati mattoncini che aveva dimenticato da anni.

Il tutto ricorda molto le figure sullo schermo di un computer, che da lontano sembrano fluenti ma che, una volta ingrandite, risultano composte da tanti piccoli pixel.

Ecco il motivo per cui questa mostra merita di essere vista, perché offre l’occasione di meravigliarsi davanti a qualcosa che non avremmo mai immaginato che fosse possibile.

Luca 3S

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