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TRENO DELLA MEMORIA 2013, un viaggio per crescere

“Se capire è impossibile, conoscere è necessario”. Con questa frase Primo Levi ci invitava ad informarci e a prendere atto con giudizio e partecipazione di quanto accadde dei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Ed è con questo spirito che, nel mese di marzo, io ed altri ragazzi del Cattaneo siamo partiti per un viaggio che difficilmente dimenticheremo. Il viaggio del Treno della Memoria.
Il Treno, che quest’anno si è tramutato in pullman per mancanza di fondi, parte ogni inverno, e porta ragazzi di tutta Italia in Polonia, a visitare i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Potrebbe sembrare un progetto alquanto impegnativo, triste e angosciante, ma io, insieme ai miei compagni di viaggio, vi possiamo assicurare che così non è stato.
Il nostro viaggio è iniziato a febbraio, a Torino, con una serie di incontri formativi che ci hanno permesso di conoscere meglio il contesto storico nel quale sono nati i campi, e, soprattutto, di creare un gruppo solido e unito tra i partecipanti. Un gruppo che potesse affrontare compatto le grandi emozioni che avremmo provato in Polonia, un gruppo nel quale ognuno potesse contare sull’appoggio e la comprensione degli altri, in un’esperienza non certo facile. “Per me la cosa più bella è stata l’atmosfera che si è creata, un insieme di amicizia, dialogo, voglia di parlare e soprattutto di ascoltare e che mi ha permesso di assimilare al meglio le cose che ho visto. Un’atmosfera che difficilmente si riesce a ricreare nella quotidianità scolastica, o comunque a Torino.” così commenta Francesca, 5P.
Dopo questi incontri, forti dell’appoggio dei nostri amici, siamo partiti.
A Cracovia, il primo giorno, abbiamo visitato il ghetto della città, famosissimo anche grazie al film Schindler’s list. Durante la visita, abbiamo avuto modo di ascoltare le testimonianze di due donne che, da bambine, furono rinchiuse all’interno del ghetto. Videro la loro infanzia sfumare tra le ingiustizie dei nazisti. Le storie che abbiamo ascoltato ci hanno invitato davvero a riflettere su come tutti questi terribili avvenimenti siano potuti accadere.
Il giorno seguente, gli spunti su cui ragionare si sono moltiplicati con la visita ai campi. Le emozioni che ciascuno di noi ha provato nel vedere la desolazione, le baracche, il famoso cancello di Auschwitz, le masse di capelli dei prigionieri, le scarpe e gli oggetti personali abbandonati, le sale delle torture, i forni crematori, il cancello della morte, le rotaie sulle quali arrivavano i treni, sono indescrivibili. Non è possibile dire quello che si prova, la rabbia e il senso di impotenza che montano dentro.
Esci dai campi e sei diverso, più consapevole, più grande. Dopo queste giornate molto intense e provanti, ecco che però, l’ultimo giorno, ci siamo ritrovati tutti a discutere in un’assemblea su quanto avevamo visto e su ciò che avevamo provato. La parte migliore del viaggio, a mio parere, è stata questa.
Da Auschwitz e Birkenau, infatti, si esce pieni di sconforto e rabbia. Non si riesce a capire come ciò sia potuto succedere. Come l’uomo abbia potuto arrivare tanto in basso. Hai paura che ciò possa avvenire di nuovo. Ci si rende conto che lo sfruttamento e l’annientamento fisico di uomini non sono poi scenari così lontani da noi, se pensiamo alle guerre che ancora oggi devastano il pianeta. Come dice Primo Levi, capire le ingiustizie del mondo è impossibile. “A me è rimasto un vuoto dentro assurdo…ancora adesso!!”, dichiara Federica, 5Q. Ma durante l’assemblea abbiamo realizzato che adesso siamo consapevoli “È un’esperienza unica che riesce ad arrivare oltre le mere parole dei libri di storia. Vedere con i propri occhi ciò che è rimasto dell’Olocausto, mi ha reso cosciente dei livelli di malvagità a cui può arrivare l’uomo. Ora mi sento parte attiva di un movimento che non vuole permettere che ciò accada nuovamente.” (Daniele 5G) Questo viaggio ha davvero contribuito alla nostra formazione, ad ampliare i nostri orizzonti, e a renderci più sensibili di fronte alle ingiustizie della terra.

Claudia Galioto

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