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Stephen Hawking: l’uomo che sognava le stelle

Il 14 marzo ci ha lasciati una delle figure più importanti nel panorama delle scoperte cosmologiche, motivo di ispirazione non solo per gli scienziati contemporanei.
Anche per le persone comuni, pur capendo poco di fisica e astronomia, possono guardare a lui come modello, perché personificazione della perseveranza che ognuno di noi dovrebbe avere nell’affrontare le difficoltà della vita, dalle più piccole alle più grandi.

“Una delle regole fondamentali dell’Universo è che nulla è perfetto: la perfezione semplicemente non esiste… senza imperfezione, né tu né io esisteremmo.” (Stephen Hawking)

Nel ’63, durante i suoi studi a Cambridge, gli fu diagnosticata una malattia neuromuscolare degenerativa, la SLA (sclerosi laterale amiotrofica). Da quel momento in poi la vita di Stephen non fu più la stessa, ma, nonostante i limiti fisici che ne derivarono e che si sarebbero aggravati con gli anni, fino ad immobilizzarlo completamente, la sua attività intellettuale non fu mai interrotta e riuscì sempre ad adattarsi e a trovare un modo per convivere con le sue imperfezioni. Nella vita di Stephen assunse inoltre un ruolo fondamentale sua moglie Jane Wilde, senza la
quale forse oggi non ricorderemmo Stephen Hawking come uno dei più famosi fisici della storia. Come si dice? “Dietro un grande uomo, c’è sempre una grande donna” e la storia di Stephen e Jane ne è la conferma. Jane credette incondizionatamente nelle possibilità e nelle capacità del marito, anche quando tutto sembrava perduto: infatti nel 1985, quando i medici di una clinica di Ginevra, dove era ricoverato il marito per una polmonite, le proposero di staccare la spina e di terminare definitivamente le cure, lei, irremovibile, rifiutò la proposta, perché non era in grado anche solo di immaginare il suo viaggio di ritorno a Cambridge senza il marito.
Superando ogni pronostico, Hawking infranse ogni tipo di statistica rispetto alle sue aspettative di vita, in quanto una persona a cui viene diagnosticata questo tipo di malattia non sopravvive oltre i cinque anni.
Ulteriore prova della sua determinata lotta contro la malattia degenerativa è il fatto che soli due settimane prima del decesso,  Hawking pubblicò uno studio sulla fine del mondo e sulla possibilità per gli scienziati di rilevare attraverso una sonda su un’astronave l’esistenza di altri universi, problema cui aveva tentato di trovare una
soluzione per circa 35 anni.

“Niente è meglio che leggere e acquisire sempre più conoscenze” (Stephen Hawking)

Proprio per questo suo amore inesauribile per la conoscenza, nel corso della sua vita Stephen Hawking sviluppò interessi che andarono oltre la pura ricerca scientifica. Infatti tra una pubblicazione scientifica e l’altra Hawking si dedicò insieme alla figlia Lucy alla stesura di una trilogia per ragazzi, sfruttando questa occasione per spiegare in maniera molto semplice concetti complicati e affascinanti sulla natura dei buchi neri e sull’origine della vita, principali argomenti dei suoi studi.
Nel 1994, i Pink Floyd pubblicarono la canzone Keep Talking, nona traccia dell’album “The Division Bell”, in cui compare la voce metallica di Stephen Hawking che parla usando il suo sintetizzatore: “Per milioni di anni gli uomini vissero come animali. Poi qualcosa accadde che scatenò il potere della nostra immaginazione. Imparammo a parlare.”
Nel 2012 prese inoltre parte ad una serie di episodi della serie televisiva “The Big Bang Theory”, e gli vennero dedicati numerosi film tra cui tra cui “La teoria del tutto”, diretto da James Marsh, tratto dal libro “Verso l’Infinito” di Jane Wilde Hawking, ex moglie del fisico.

“Guardate le stelle invece dei vostri piedi, siate curiosi. Per quanto difficile possa sembrare la vita, si può sempre fare qualcosa.” (Stephen Hawking)

Hawking è sempre stato curioso di capire, di conoscere il funzionamento di tutte le cose che costituiscono il nostro mondo, dalle più insignificanti, come gli orologi e le radio che smontava da bambino per studiarne il meccanismo, a quelle più immense, come l’universo. Proprio per questa sua tendenza a scomporre le parti che costituivano gli oggetti elettronici, insegnanti e compagni gli avevano affibbiato il nomignolo di Einstein, nonostante non fosse proprio una cima nelle materie scolastiche, tant’è che i suoi voti erano i peggiori della classe.

“L’universo non si comporta secondo le nostre idee pre-concepite, ma continua a sorprenderci” (Stephen Hawking)

Esattamente come l’universo anche Hawking non smise mai di sorprenderci, riuscendo a fronteggiare ogni ostacolo, a trovare la soluzione per ogni problema e a vedere la luce alla fine del più buio dei buchi neri.
Andando oltre le idee pre-concepite rispetto alle esperienze che non sarebbe mai stato in grado di vivere, a causa dei limiti fisici scaturiti dalla malattia, nel 2007, all’età di 65 anni, grazie alla compagnia Zero Gravity Corporation Hawking sperimentò per alcuni secondi l’assenza di peso in moto parabolico, simulando l’assenza di gravità che caratterizza un viaggio nello spazio. Anche se non concretamente, attraverso questa opportunità Stephen era riuscito ad avvicinarsi il più possibile alla realizzazione del suo più grande sogno: andare nello spazio e osservarlo in tutta la sua infinita bellezza. Ma chissà… non è da escludere la possibilità che sia riuscito veramente a concretizzare questo suo desiderio, trovando pace tra le stelle che aveva sempre desiderato vedere.

Eleonora 3F

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LUIS SEPULVEDA

Luis Sepulveda ha lottato per la sua vita e per la sua libertà, vivendo appieno grazie alla scrittura e alle sue passioni, tra cui i libri e la politica.

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