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SANSA IS LOVE, SANSA IS LIFE

Il resto è storia vecchia (e piazza Vittorio può solo accompagnare)

Sansa è il posto in cui vedi di tutto. E incontri tutti (ma davvero tutti, anche coloro che non vorresti vedere ma che puntualmente ti sorprendono non nelle migliori delle condizioni). Sansa è il posto nel quale arrivi con qualcuno, passi il tempo con qualcun altro e torni a casa con altri ancora, se ci torni. In qualche occasione si trasforma anche nel luogo in cui fare nuove conoscenze con amici di amici, stringere legami, oppure incontrare uno sconosciuto, farci amicizia e non rivederlo mai più. È dove i venditori ambulanti di rose quasi ti importunano pur di comprarne una. È il posto dal quale se perdi l’ultima metro puoi solo lavorare all’opera di preghiera che dovrai rivolgere ai tuoi. Sansa è il “raga sono le undici” e le tasche che si svuotano; è il luogo nel quale passi davanti al Dash, dai uno sguardo ai prezzi e ti precipiti dritto filato verso l’Alambicco o il Selfie. Di conseguenza diventa anche il posto dove si libera la parte più “scroccona” del proprio animo. È anche l’unico posto in cui, se qualcuno inizia a urlare, la gente non si chiede il motivo ma urla più forte, dando vita alla ola generale. È i mini market, l’Ottobre Rosso, la coda, le manifestazioni, le giubbe arancioni, la Gatta buia, il kebab, la mannequin challenge. Coloro che puntano alla cirrosi si affollano nei locali, mentre gli altri che sfidano i propri polmoni davanti alla chiesa. Però, bene o male, il sabato sera si riuniscono tutti lì. Perché ormai è un’abitudine, un gioco, una sfida, un’esperienza diversa ogni volta. Tutto, infatti, gravita intorno a largo Saluzzo, qualcuno si stabilisce tra la via omonima e via Baretti e qualcun’altro si addentra nei meandri più oscuri tra le viette di locali alternativi. Ma si è tutti lì, quasi come se tutto ciò desse una sorta di sicurezza. Almeno una volta tutti si sono chiesti che cosa ci porta in Sansa quasi ogni sabato sera. Le risposte possono essere più di una, a ognuno scegliere quella che sente più sua. Perché è il luogo dello svago? Banale. Perché c’è la movida? Va bene. Perché è il posto nel quale lasciarsi andare, sempre senza esagerare, dopo una settimana distruttiva? Stradetto, ma alla fine è tutto vero. L’appuntamento fisso che si viene a creare tra il tipico cit turinéis e la sua febbre del sabato sera non è da sottovalutare. È un rito per cui, alla fine di ogni settimana, lo studente medio alza finalmente la testa dai libri, si libera di qualche pensiero di troppo, esce e stacca il cervello (non completamente, per carità). È il luogo dove non ci sono genitori a dirti cosa fare né insegnanti a darti consegne, solo te stesso a darti un minimo di contegno per tornare a casa. È il luogo dove uno è troppo e cento non sono mai abbastanza, anche se alla fine si ritorna tutti a letto, chi messo meglio chi peggio. È il luogo delle auto imbottigliate e delle code interminabili, dei divanetti e dei banconi, delle bartender di ottima presenza e dei corrispettivi maschili estremamente esibizionisti. Sansa è un tripudio di persone, stili, bevande, gusti, culture, parole, idee, opinioni e chi più ne ha più ne metta. Sansa è una fuga, ma una fuga divertente, che ahimè si conclude sempre con un ritorno ma anche con la promessa che dopo una settimana tutto sarà ancora lì, uguale, ad aspettarti. E se qui impariamo che “In vino veritas” e che il C2H5OH dà filo da torcere al fegato, fuori da qui lo sappiamo anche dimostrare.

Riccardo Momo 4F

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