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PLAUTO:UNA GRADITA SORPRESA

 

Grande successo di pubblico, giovanile e non, per La pentola piena d’oro, dalla Aulularia di Plauto, al teatro Erba di Torino. L’originale è esemplare delle commedie dette “dei caratteri”, costruite intorno ad un personaggio fortemente caratterizzato in un aspetto.Il protagonista della Aulularia è Euclione, vecchio avaro paranoico e diffidente di tutti a causa di una pentola d’oro, che gelosamente custodisce. Casualmente peró il suo segreto viene scoperto da Strobilo, servo di Liconide a sua volta è innamorato di Fedria, la figlia di Euclione. Tuttavia quest’ultima è promessa in sposa a Megadoro, zio di Liconide, e a causa di molteplici fraintendimenti il tutto sfocia in una serie di equivoci caratteristici del teatro di Plauto.

Nell’allestimento realizzato per il Festival di cultura classica,sin da subito si possono riscontrare delle differenze sostanziali con l’opera originale: prima tra tutte il ruolo rilevante di Fedria, non solo nel contesto ma direttamente in scena, contrariamente al testo palutino dove non compare mai effettivamente.

Questa rivisitazione dei personaggi, e di conseguenza dei dialoghi, in chiave moderna si dimostra essere il punto di forza della serata.

Infatti rivisitando lo stile di Plauto, da sempre in grado di appassionare e coinvolgere il pubblico, gli attori creano un senso di continuità tra l’era passata e l’era moderna senza andare ad intaccare i valori e i significati dell’opera.

L’inizio della vicenda viene preceduto da un monologo di Strobilo durante il quale presenta le diverse figure dello schiavo nelle commedie plautine ma nel far ció fa molto di più in realtà. Combinando la lingua inglese con quella italiana, con un paio di battute coinvolge la totalità del pubblico, in particolar modo quello giovanile, facendo cadere il luogo comune del teatro come un luogo noioso.

Da li la strada è tutta in discesa: una volta conquistati gli spettatori gli attori non li perdono più. Dallo zio Megadoro, presentato come un Chuck Norris moderno, sino ad Antrace, cuoco gay, e ad Euclione, che esce dal palco e investe gli spettatori implorando aiuto per la pentola, gli interpreti danno prova di gran talento recitativo senza mai cadere nel banale, nonostante la presenza di numerose freddure e doppi sensi volgari, tipici della comicità plautina.

Almeno per la 3F, lo spettacolo ha risvegliato la curiosità come un libro non avrebbe mai potuto fare. Entrati a teatro con poche aspettative, ne siamo usciti desiderando di tornare al più presto.

Perciò applausi a scena aperta, una piacevole serata e un’apertura culturale al di là dei monotoni e restrittivi muri scolastici. Da vedere.

Garetto Alberto, 3F

 

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