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PETER LINDBERGH: A DIFFERENT VISION ON FASHION PHOTOGRAPHY

Se siete stanchi di trascorrere i vostri pomeriggi sempre allo stesso modo e avete voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e diverso dalla noiosa routine, “A Different Vision on Fashion Photography” è quello che fa per voi!

Nella cornice storica della Reggia di Venaria si terrà fino al 4 febbraio 2018 una splendida mostra, dedicata al grande fotografo anticonformista Peter Lindbergh, conosciuto in tutto il mondo per aver curato gli scatti di una edizione del famoso calendario Pirelli e per aver fotografato importanti personaggi come Madonna, Kate Winslet, Angelina Jolie, Brad Pitt, e molti altri, che avrete la possibilità di incontrare durante il percorso.

Non appena si supera l’ingresso principale si viene subito catapultati indietro nel tempo di circa 50 anni. La mostra offre infatti la possibilità di fare un viaggio attraverso i mitici anni ‘80, quando la fotografia digitale doveva ancora essere inventata. Per quanto oggi scattare una fotografia possa essere la cosa più semplice del mondo, allora non era affatto così; lo dimostrano l’utilizzo di obiettivi diversi per ogni tipo di situazione, le idee appuntate disordinatamente nei quaderni per capire come scattare la foto perfetta, che era il frutto di infiniti tentativi, rappresentati dalle centinaia di polaroid e pellicole, esposte nelle varie vetrate. Sono proprio questi gli ingredienti principali della mostra, che ci permette di conoscere la storia di uno dei più importanti fotografi di moda viventi; a lui è riconosciuto il merito di aver introdotto un cambiamento nel modo stesso di fare fotografia.

“Se si toglie la moda e l’artificio, si può vedere la persona reale.” (Peter Lindbergh)

L’essenza dell’idea di Lindbergh stava nel desiderio di raccontare in primo luogo l’individuo, con uno sguardo umano, privilegiando l’unicità delle carnagioni e delle forme del corpo diverse, le rughe, le imperfezioni e le pose spontanee delle modelle ai primi piani sofisticati di donne perfettamente truccate, eleganti e affascinanti, che non sembravano affatto vere.

Infatti, se ci si sofferma ad osservare i primi scatti esposti nella mostra, salta subito all’occhio il fatto che essi sono tutti caratterizzati da una totale assenza di colore, preferita da Lindbergh, non per motivi estetici, ma perché riteneva che permettesse di instaurare una connessione profonda con la verità e di catturare l’aspetto autentico delle modelle.

Camminando per i corridoi della mostra, si ha come l’impressione di guardare dentro l’anima delle persone ritratte negli scatti, perché essi celebrano la bellezza naturale dei soggetti e catturano momenti della vita quotidiana, in cui le modelle sognano ad occhi aperti, mentre sono sedute su un autobus o camminano per le strade. E sta proprio in questo la bravura di Lindbergh: nel riuscire a raccontare le storie di coloro che posano per lui.

“Peter è un fotografo che lascerà il segno nella storia della fotografia perché non è legato alle mode. Ha la propria identità: non è un fotografo di moda, ha usato la moda per parlare alle donne e per le donne, che è molto diverso.” (Franca Sozzani)

Proseguendo nella mostra, ci si può rendere conto della presenza ricorrente di alcune modelle nelle foto di Lindbergh, come Naomi Campbell, Linda Evangelista e Cindy Crawford, le quali, insieme ad altre giovani donne, divennero i volti del movimento delle “Top Model”. Erano proprio loro ad incarnare la nuova immagine di donna naturale, forte e indipendente concepita da Lindbergh, che era solito immortalarle con indosso abiti semplici (talvolta anche maschili) e un viso quasi completamente privo di trucco, mentre assumevano pose naturali, dando l’impressione di essere semplicemente delle amiche con la voglia di divertirsi.

Significativa è inoltre la presenza di numerose lettere e cartoline, spedite dalle modelle a Lindbergh, perché da esse emerge il fatto che l’approccio umano alla fotografia da lui introdotto non riguardava esclusivamente la foto in sé, ma anche il rapporto che si instaurava tra il fotografo e il soggetto, che erano legati da un’amicizia profonda.

“È quello che hai tu e che gli altri non hanno a renderti unico.” (Peter Lindbergh)

La maggior parte delle fotografie di Lindbergh sono state scattate per riviste patinate, le quali, soprattutto agli inizi della sua carriera, criticarono o addirittura rifiutarono i suoi scatti, perché non erano conformi a ciò che era stato realizzato fino a quel momento. Tuttavia Lindbergh non si diede per vinto e non si piegò mai alle richieste dei giornali per cui lavorava, continuando a mantenere la sua originalità e andando alla ricerca di qualcuno capace di capire ciò che voleva trasmettere con i suoi lavori. E alla fine, come possiamo intuire dalla mostra, ci riuscì.

Lindbergh non ebbe mai paura di essere diverso, anzi continuò a credere fermamente nelle sue convinzioni e considerò gli ostacoli che gli si presentavano davanti come un ulteriore incentivo ad andare avanti e a inseguire il suo sogno. Lindbergh è un punto di riferimento per tutte quelle persone che si distinguono dalla massa e hanno solo bisogno di una spinta in più per farsi coraggio e mostrare a tutti quello che hanno da dire.

L’esperienza di Lindbergh insegna che è un bene cercare di salvaguardare a ogni costo la propria diversità, perché essa rende liberi di esprimere sé stessi e di essere unici. E l’unicità è il dono più prezioso che abbiamo.

Eleonora 3F

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