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Maturità: questione di bonus

Abbiamo appena superato l’ultimo mese di scuola, quello determinante: il “tour-de-force” a cui ogni anno, ogni studente, deve sottoporsi e sottostare.
Ed è proprio quando siamo presi dall’ansia di recuperare tutte le materie, con lo scopo di godersi un’estate serena (ovviamente, pensandoci all’ultimo momento), e assilliamo i docenti per ottenere qualche opportunità in più, che le ultime news sull’istruzione sbarcano sui giornali.
Anche quest’anno, nel mese di maggio, sono state oggetto mediatico e di interesse per tutti le novità per quanto riguarda l’esamone, il capitolo finale del liceo: l’incubo dei ragazzi di quinta. Sì, l’esame di maturità.
Tutto il popolo studentesco e, in particolare, i prossimi maturandi, hanno aperto le orecchie per cercare di comprendere quali trasformazioni porterà questo decreto governativo: la riedizione del Decreto Scuola di R. Prodi. Già in precedenza era stato introdotto l’ingresso programmato e a numero chiuso per diverse facoltà universitarie; la novità di oggi sarebbe l’ingresso agevolato dal punteggio ottenuto al sopra citato esame di maturità.
Nei dettagli, il decreto prevedrebbe un cosiddetto “bonus”, concesso in base ad una precisa tabella, che è stata pubblicata sul sito del Ministero dell’Istruzione.
Da un lato, l’introduzione del decreto può considerarsi vantaggiosa, in quanto prevedrebbe anche l’aggiunta della classifica a livello nazionale di tutti gli studenti, superando quindi le attuali regole indicate per le zone di residenza. Dall’altro, invece, è piuttosto preoccupante.
Questo decreto favorisce quello che potremmo definire un fenomeno di “falsa democrazia”, non fondata su un oggettivo metodo di giudizio, ma su una valutazione approssimativa. Come viene infatti affrontato il metodo di imparzialità di giudizio didattico fra i diversi indirizzi della scuola superiore, fra le diverse realtà dei singoli istituti, nei diversi comuni e regioni d’Italia?
E come si dovrebbe allora comportare quel corpo docente, preparato e responsabile, riguardo al metodo di valutazione da adottare per equiparare i loro studenti ad un imparziale giudizio?
Occorre inoltre pensare agli studenti meno dotati di strumenti finanziari che non possono permettersi aiuti esterni, anche a causa di una crisi economica che attanaglia molte famiglie.
E, infine, bisognerebbe riflettere sulla “meritocrazia”. Come sempre, sarà il mondo del lavoro a riconoscere le capacità degli individui e quindi a dare la giusta ricompensa ai più meritevoli.
Per concludere, in attesa di conoscere le future scelte del governo nei confronti del Decreto, è auspicabile che tutte le componenti, dal corpo docente a quello studentesco siano coinvolte attivamente.
Perché, come Kant afferma: “coloro che dicono che il mondo andrà sempre come è andato finora (…), contribuiscono a far si che la loro predizione si avveri”.

Filippo Germanetti

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