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L’UFFICIALE E LA SPIA: CHE COSA SEPARA LA VERITA’ DAL FALSO?

“Colonnello, lasciate perdere”. Questa è una frase con cui il maggiore Henry si rivolge al colonnello Picquart che sta indagando sugli prove false che hanno condannato l’ufficiale dell’esercito Alfred Dreyfus e che più rappresenta la corruzione di molti personaggi altolocati all’interno de “L’ufficiale e la spia”.

I fatti del film, diretto da Roman Polanski, avvengono in Francia, tra il 1894 e il 1907: in questi anni è avvenuto realmente uno dei più grandi scandali giudiziari moderni, l’affare Dreyfus. Nel 1894 l’ufficiale francese di origine ebrea Alfred Dreyfus  viene accusato ingiustamente di alto tradimento per aver rivelato dei segreti militari ai tedeschi, degradato pubblicamente e condannato all’esilio nella sperduta Isola del Diavolo. Un anno dopo, il colonnello Georges Picquart , (interpretato da Jean Dujardin) viene nominato nel ruolo di comandante della sezione di statistica dell’esercito, ovvero quella di cui fanno parte i servizi segreti.

Nonostante la sua ostilità nei confronti degli ebrei, riprende il caso perché nota dei punti poco chiari e teme uno scandalo a livello nazionale. Infatti rifacendo esaminare il bordereau, cioè il documento che prova la colpevolezza di Dreyfus, trova che la calligrafia appartiene ad un altro ufficiale, Esterhazy, un uomo che fa la bella vita, tra i giochi e le donne.

Per questo motivo è sicuramente più incline a farsi corrompere rispetto a Dreyfus che ha famiglia e conduce una vita tranquilla. Quindi Picquart deve interagire con un ambiente fortemente corrotto, dove ogni persona è pronta a tutto pur di mantenere l’onore di appartenere in una fascia alta della società.

In questo momento storico la giovane repubblica francese (fondata nel 1870) ha bisogno di ingraziarsi il popolo e lo fa attraverso i primi media, i giornali, intrisi di un distorto nazionalismo antisemita. Così il principio della “legge uguale per tutti” della Rivoluzione Francese viene mortificato: la Francia diventa un luogo tetro, chiuso nell’ignoranza del popolo verso il sistema corrotto, in cui le finestre della verità rimangono chiuse.

A proposito di ciò, è interessante la conversazione di Picquart con un suo informatore: quest’ultimo chiede al colonnello se una statua di Apollo che stanno guardando sia falsa e Picquart gli risponde seccato che si tratta invece di una copia. Questo dialogo è una metafora della maschera del segreto di stato che rende impossibile capire se qualcosa sia vero, falso o una vaga copia.

Chi cerca di chiarire la situazione è Emile Zola che, grazie alle testimonianze di Picquart, scrive nomi e cognomi di chi è coinvolto in questo sporco affare, mettendo in pericolo l’onore dell’esercito che è stato in realtà già distrutto dall’ingiusta degradazione di Dreyfus a inizio film. Il suo articolo, “J’accuse” (titolo originale del film) divide la popolazione che non sa bene più a chi credere.

Polanski riesce ad evidenziare bene la poca trasparenza tra il governo e il popolo francese descrivendo alla perfezione l’ambiente francese durante la Belle Epoque, epoca solo apparentemente positiva (con i suoi salotti, teatri, negozi raffinati) che però nasconde diverse idee malsane e criminali che porteranno alle guerre mondiali del XX secolo. Anche la recitazione è ottima: Jean Dujardin (interprete di Picquart) è perfetto nel recitare con un personaggio che ha degli ideali positivi, ma che ha anche tratti negativi, come il disprezzo verso gli ebrei, mentre Louis Garrel (interprete di Dreyfus) riesce ad incarnare sia l’aspetto fisico sia lo spirito combattivo e allo stesso tempo giudizioso del suo personaggio.

Polanski fa capire che lo Stato può articolare delle fitte trame ed è pronto a tutto pur di mantenere il potere, tradendo la fiducia del popolo e spostando la sua attenzione verso un capro espiatorio come gli ebrei. Questo fa porre una domanda: siamo sicuri di conoscere la verità sulle importanti dinamiche del mondo di oggi?

Simone, 5Q

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