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LE PROTESTE NO DAD, UN MODO DEGLI STUDENTI PER RIPRENDERSI LA SCUOLA

18/02/2021

Lo scorso 30 gennaio è passato un anno da quando l’OMS – Organizzazione mondiale della sanità – ha dichiarato lo stato di emergenza a causa di un virus, il COVID-19,  che in poco tempo ha cambiato le abitudini di tutti noi. I più penalizzati, forse, sono stati gli studenti che, fin da subito, si sono trovati privati della loro socialità nel nome del bene comune, vedendosi così rimpiazzare la scuola, gli insegnanti, il compagno di banco da un semplice monitor di computer,  insomma al posto della scuola è comparsa la DaD.

Questa soluzione, forse la migliore nello stato emergenziale in cui versava il Paese nei primi mesi della primavera scorsa, è stata applicata anche nei mesi più duri della seconda ondata, durante la quale la situazione che si era venuta a creare con la crescita esponenziale di casi e l’occupazione delle terapie intensive oltre la soglia di guardia (30% a livello regionale e nazionale) ha fatto sì che la DaD – diventata DDI – fosse nuovamente la scelta più saggia nei confronti della comunità, ma gli studenti si sono nuovamente visti privati della scuola in presenza, ciò che dai sei anni in poi entra a far parte in modo stabile nella loro vita.

In questo clima di incertezza e crisi sociale, gli studenti si sono sentiti ancora una volta abbandonati e hanno deciso di dire basta. Sono nate così dalla nostra città, Torino, le proteste No DaD che hanno preso luogo, poi, in tutto il nostro Paese.

Migliaia di studenti dei licei e delle scuole medie si sono mobilitati per farsi sentire: facendo ciò hanno infranto regole imposte dalla pandemia e di certo non era la cosa migliore da fare nella situazione in cui versava il Paese, ma forse era anche l’ultima spiaggia per milioni di studenti; protestando sono riusciti (forse) a smuovere qualcosa, tant’è che il governo ha deciso di riaprire le scuole almeno fino al 50% e non oltre il 75%.

L’idea trapelata nelle ultime settimane è, tra l’altro, che si voglia allungare l’anno scolastico per far recuperare il tempo perso durante i mesi di DaD.

Affermazioni, queste, che portano il mondo della scuola a chiedersi come sia possibile che il tempo passato in DaD sia perso, dato il carico di lavoro, spesso crescente e l’impatto psicologico sulla vita di tutti, studenti e docenti.

Vedremo, insomma, come andrà a finire “la telenovela scuola” che appassiona tutti da almeno un anno e che ora ha come regista un nuovo ministro che si trova a dover sbrogliare non pochi problemi.

Andrea, 4C

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