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L’AMORE PER IL TEATRO: GOLDONI E LE “BARUFFE CHIOZZOTTE”

Torino, Teatro Gobetti: è martedì 21 novembre. Le luci si spengono, il pubblico silenzia i cellulari e alza i binocoli. Giusto in tempo: il regista e interprete Jurij Ferrini entra in scena e dà inizio, rompendo il fourth wall, alla prima nazionale de Le baruffe chiozzotte.
La commedia rappresentata, di Carlo Goldoni, ha subìto una vera e propria operazione di traduzione, capace di mantenere, nell’italiano che noi conosciamo, l’andamento dialettale. Sarebbe stato difficile, altrimenti, comprendere il chioggiotto, dialetto veneziano “stretto” e ostico, e ridere dell’allegro cincischiare delle cinque protagoniste.
La storia comincia proprio con loro: impegnate sui merletti, vengono disturbate da Toffolo, detto “Marmottina”, un ragazzo non chioggiottto e squattrinato alla ricerca di una moglie; ognuna delle ragazze aspetta il proprio amato, marito o fratello, tutti pescatori, che trascorrrono ogni anno dieci mesi in mare: situazione ricorrente nella Chioggia del ‘700.
Prendono vita così i primi litigi, dominati dalla gelosia verso lo “straniero” immigrato e saggiamente mediati dal cogitore Isodoro, impersonato dallo stesso Ferrini.
Tra il pubblico del teatro numerosi sono gli studenti, i primi a ridere delle battute in dialetto chioggiotto e napoletano che accompagnano tutto lo spettacolo; è naturale per loro seguire le scene snellite, senza costumi, che concentrano l’attenzione sulle dinamiche del testo. Le parole e i corpi, lasciati per così dire, a nudo si riflettono su una scenografia semplice ed efficace , con pedane mobili che permettono agli interpreti di passare da un atto all’altro.
Con l’evolversi della trama emergono i caratteri dei popolani: le donne, di tutte le età, vengono celebrate come amanti del pettegolezzo, alla continua ricerca di un amore passionale ( come la quattordicenne Checca) e di un uomo da sposare, per poter finalmente iniziare una vita più completa e libera.Gli uomini si lasciano facilmente trascinare dall’ira, sguainano coltelli; non riescono ad avvicinarsi senza far scoppiare una lite, divertendosi nel mentre, più che durante un matrimonio: per gli umili pescatori di Chioggia, ultimi nella scala sociale, osservati con affetto e nostalgia da Goldoni, anche questo rappresentava un dovere da consumarsi semplicemente con una stretta di mano, senza il bisogno di un prete.
Nonostante l’epoca lontana de Le baruffe chiozzotte, i princìpi di base della vita umana rimangono immutati: ogni lite nasce da gelosia, vanità e orgoglio. . Mettiamoli da parte, lasciamo cadere a terra i sassi e i coltelli: concludiamo, come lo spettacolo, con una stretta di mano.

Larisa 4D

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Che si stia perdendo l'uso dei dialetti può essere una delle solite “chiacchiere da bar” per quanto riguarda il resto d'Italia, ma è sicuramente vero nel caso della “lenga piemuntèisa” o “lingua piemontese”: considerato che solo mezzo milione circa, di oltre 4 milioni di abitanti del Piemonte, è in grado di esprimersi in questa antica parlata, essa è stata inserita dall'UNESCO nell'Atlante delle lingue del mondo in pericolo.

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