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Laboratorio pensiero critico

Diventare filosofi per qualche ora? E’ possibile. Dimenticate per un attimo le solite lezioni in compagnia del libro di testo, delle spiegazioni del professore e immaginatevi un’occasione in cui è possibile mettere in atto un dialogo filosofico. Questa è la proposta di Luca Nave, dottore in filosofia, specializzato in pratiche filosofiche, che ha organizzato un laboratorio del pensiero critico adatto a tutte le età a partire dai 10 fino ai 18 anni. Il tema affrontato riguarda “la crisi”, il cui significato si estende a diversi ambiti, da quello politico-economico, a quello sociale, alla sfera individuale, intendendo crisi d’identità o crisi religiosa, fino ad arrivare alla presunta crisi dell’universo giovanile. Una libera condivisione delle proprie esperienze, in relazione al tema trattato, è il preambolo per concorrere, con gradualità, ad una vera e propria definizione del termine “crisi”. L’impostazione data ai due incontri, della durata di due ore ciascuno, non è quella di far pervenire la verità da una voce adulta e competente, quale potrebbe essere quella del professore, ma sono i ragazzi stessi a cimentarsi nella ricerca di un’idea condivisa. Le metodologie utilizzate fanno ricorso all’arte maieutica, propria della dottrina filosofica socratica; tramite la domanda “Che cos’è?” ciascun allievo è stimolato ad andare sempre più in profondità nella sua ricerca, facendo emergere la propria posizione. Elemento essenziale coordinato a questo passaggio, è il confronto con gli altri, attraverso il quale si giunge alla verità. Il messaggio che si intende trasmettere è che ciascun individuo deve poter esercitare liberamente il proprio giudizio critico, nel rispetto delle opinioni altrui, ma soprattutto nel rifiuto di una mera accettazione di quanto imposto dalle autorità. Il laboratorio, proposto dalla Prof.ssa Montecchio nelle classi 4aF e 5aF, in orario curricolare, ha destato interesse e curiosità, sia per la possibilità di discutere di temi molto vicini alla realtà dei ragazzi, con un’impronta filosofica, sia perché ognuno ha potuto esercitare il proprio senso critico senza che vi fosse il vaglio del “giusto” o “sbagliato”.

Giulia Cappellato

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Che si stia perdendo l'uso dei dialetti può essere una delle solite “chiacchiere da bar” per quanto riguarda il resto d'Italia, ma è sicuramente vero nel caso della “lenga piemuntèisa” o “lingua piemontese”: considerato che solo mezzo milione circa, di oltre 4 milioni di abitanti del Piemonte, è in grado di esprimersi in questa antica parlata, essa è stata inserita dall'UNESCO nell'Atlante delle lingue del mondo in pericolo.

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