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La parola e la violenza

 

Venerdì 9 Ottobre 2015 alle ore 11:00, presso l’Aula Magna dell’Università di Torino nella Cavallerizza di via Verdi 9, ha avuto luogo una conferenza con Massimo Recalcati dal tema “La parola e la violenza”.

In collaborazione con il Salone Off 365, l’incontro è stato organizzato attraverso il patrocinio del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, del Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (Cug), e con la collaborazione di Se Non Ora Quando – Torino.

Massimo Recalcati vive e lavora come psicoanalista a Milano. Dopo aver operato per anni nel campo freudiano, attualmente è membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi e di Espace Analytique.

Ha insegnato nelle Università di Padova, Urbino, Bergamo e Losanna. Insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università degli Studi di Pavia.

Nel gennaio del 2003, insieme ad alcuni amici e colleghi, ha fondato Jonas Onlus Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi.  Dal 2006 è supervisore clinico presso il reparto di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Il suo lavoro teorico sull’insegnamento di Jacques Lacan, le sue ricerche cliniche sulla Psicopatologia contemporanea, in particolare sull’anoressia, la bulimia e i disturbi alimentari e la sua riflessione sulla figura del padre nell’epoca ipermoderna sono diventati punti di riferimento e di formazione stabili e riconosciuti. Le sue numerose pubblicazioni sono tradotte in diverse lingue.

La conferenza, pianificata con una struttura bipartita, si è svolta in due momenti fondamentali: nella prima ora circa lo psicoanalista ha sviluppato la sua relazione e successivamente alcuni alunni del Liceo Classico Massimo D’Azeglio gli hanno posto dieci domande.

 

Lo psicoanalista, nel cappello introduttivo della conferenza, ha descritto il rapporto duale tra parola e violenza: per lo scrittore esiste una “legge della parola”, secondo la quale essa può essere antidoto alla violenza e testualmente “la mano che frena il braccio di Caino”. Ma la parola può anche divenire arma che causa violenza nel suo grado più intenso. In questo senso, la violenza si traduce in cicatrice, che per gli animali è tangibile, mentre per l’uomo è metaforica, invisibile, perché si imprime nella memoria e esige la sua riesumazione. La cicatrice per l’uomo non si sedimenta e il fenomeno della sua riattivazione segue lo schema dei reduci di guerra che: “ripetono e proiettano il male”.

Partendo da questi presupposti, Recalcati è poi passato ad indagare il rapporto tra i due sessi sulla base di quanto detto, giungendo alla conclusione che la radice che accomuna i due sessi è il rifiuto della femminilità, che “tende ad essere respinta” (S. Freud). Per l’uomo diventa oggetto di angoscia, in quanto simbolo che richiama il valore della libertà e della tensione irrinunciabile verso il desiderio e l’infinito. Per la donna, in ugual misura, talvolta la femminilità diventa insostenibile, tanto che la porta a cercare nel partner una figura a cui affidarla. Questa sorta di custodia basata sulla fiducia può sfociare in violenza fisica e psicologica da parte dell’uomo, che però viene accettata della donna pur di non farsi carico di questa femminilità.

Nell’ideologia patriarcale si è cercato di reprimere questo simbolo, che parla la lingua dell’infinito, sostanzialmente in due vie: con la maternità che si sostituisce alla femminilità e talvolta la annulla e attraverso la riduzione della donna ad oggetto, spegnendo la sua libertà e “cercando di possederla con l’amore” (J. P. Sartre).

Infine, Recalcati è approdato alla fase finale del suo discorso: la traduzione della femminilità in eteros. L’eteros come suggerisce la radice è ciò che è altro, ovvero quella componente che racchiude la femminilità e tutti i simboli a cui viene ricollegata e che può essere presente in qualsiasi individuo (uomo, donna o trans gender), in quanto tensione verso valori filosofici trascendentali. È quindi una qualità indipendente dall’anatomia del corpo perché è il simbolo della componente psicologica che determina la finezza di spirito e, in ultima analisi, che giustifica l’attrazione tra individui di tutti i sessi e ogni forma di amore nella sua manifestazione più pura.

 

Nella seconda parte della conferenza, lo scrittore, rispondendo alle domande degli alunni del Liceo Classico Massimo D’Azeglio, ha ampliato la discussione sui temi già trattati, offrendo interessanti spunti per l’approfondimento degli argomenti da lui affrontati.

Attualmente, gli alunni della classe V G del Liceo Carlo Cattaneo stanno sviluppando percorsi individuali di riflessione e produzione scritta sulla base di quanto detto dall’autore e con il supporto della professoressa A. Vendrame.

Francesco Gili

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