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La natura chiama. Tocca a noi rispondere!

Le previsioni sul numero di partecipanti alla conferenza del 22 Novembre scorso sulle conseguenze dei continui sbalzi climatici, non sono risultate attendibili. Tutta la consulta di Torino e altri centottantotto studenti del quarto anno, con i rispettivi insegnanti. Tutti per ascoltare Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società Meteorologica Italiana, noto al pubblico per la partecipazione al programma televisivo Che Tempo Che Fa.
“Non possiamo andare avanti così! Dobbiamo rispettare il nostro pianeta!” – l’esordio del conferenziere. Citando il quinto rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), Mercalli ha esposto le problematiche in cui si trovano le regioni dell’estremo Nord del nostro pianeta: accentuato aumento della temperatura media annua, notevole diminuzione dello spessore dei ghiacci marini artici, risalita del livello medio globale degli oceani. Risultati ottenuti nell’arco di un trentennio circa, a causa dell’effetto serra. Proprio a causa dell’aumento della temperatura (+5.5°C in un secolo, rispetto ai +3°C nell’ultima glaciazione), si è arrivati a parlare di un feedback positivo, ovvero l’autoamplificazione del sistema.
Rievocando le scioccanti immagini del tifone che ha devastato le Filippine o dell’alluvione in Sardegna, sembra ovvio che la Terra ci stia mandando degli avvertimenti.
Non si può più continuare così. Il riscaldamento del clima è inevitabile: dal 1880, la temperatura media della Terra è aumentata di 0,85°C, secondo quanto annunciato a Stoccolma.
“Nell’arco di un secolo Venezia è destinata ad essere sommersa”, sostengono alcuni ricercatori dell’Università della California. Oltre alle ricchezze artistiche che verrebbero a mancare, i 270 800abitanti della città dovranno essere evacuati in un luogo più sicuro. E non solo a loro toccherà questo destino: entro il 2100, la temperatura salirà di circa quattro gradi e il livello del mare di almeno un metro. La maggior parte delle città costiere non esisterà più.
Sembra impossibile pensare che l’uomo, essere infinitamente piccolo rispetto alla maestosità del globo sul quale vive, sia riuscito a modificare gli equilibri di quest’ultimo. I danni arrecati alla Terra potrebbero crescere esponenzialmente. Non conosceremo mai i suoi limiti di sopportazione.
Eppure, proprio l’artefice di questi mali, ha potenzialmente i mezzi per rimediare. Purtroppo però, la natura umana è soggetta a vive attrazioni, nel caso specifico a biglietti di carta cotonata, verdi, gialli, azzurrini, viola che portano gli uomini a non ragionare in termini di necessità, ma di convenienza. Appannano le menti al punto tale che non si riescono a trovare le soluzioni necessarie, proprio come è successo alla 19^ Conferenza dell’ONU sul Clima, svolta a Varsavia. Soltanto in extremis si è arrivati ad una bozza per un accordo vincolante da chiudere entro il 2014 per il proseguimento del Protocollo di Kyoto dopo il 2020.
Concretamente, cosa potremmo fare noi? Ridurre gli sprechi, sicuramente.
Fino agli anni ’70 del secolo scorso, il rapporto tra il consumo e le risorse disponibili era stabile, mentre nel 2010 l’uomo consumava l’equivalente di una Terra e mezza.
Basterebbe ridurre un 30% degli sprechi in Europa per cominciare ad ottenere qualche buon risultato, ma molto spesso è più facile definirsi non a conoscenza di questi dati pur di salvare i propri interessi economici.
E i fondi per le energie rinnovabili? Dai grandi non arriva nulla. Eppure sono centocinquant’anni che si studia l’aumento esponenziale della Co₂ e il conseguente cambiamento climatico.
Non si può certo dire che l’informazione sull’argomento non sia ampia. Mercalli ogni settimana pubblica su “La Stampa” un suo inserto di carattere scientifico – climatologico. Per non parlare di Internet che fornisce in tempo reale qualsiasi novità, studi o reportage dei più importanti ricercatori al mondo.
Ciò che spesso manca è l’interesse.
Ci preoccupiamo quando sentiamo che il biossido di carbonio (CO₂) non aveva mai raggiunto un livello così alto da 3 milioni di anni, ma ci alteriamo se il nostro sindaco impone una giornata ecologica a “zero smog”. Vediamo al telegiornale che le acque dolci costituiscono il 4% delle risorse idriche disponibili e dimentichiamo il rubinetto del lavandino aperto. Ci lamentiamo perché i pannelli solari non sono abbastanza belli esteticamente sulla collina torinese, perché le pale eoliche rovinano il paesaggio, perché le code ai distributori di GPL sono interminabili.
Le soluzioni che potrebbero essere adottate riguardano il raggiungimento di un’efficienza energetica attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili, note a tutti. E per raggiungere tale obiettivo, si deve partire dalle piccole cose di tutti i giorni. Dal luogo in cui passiamo in media sei ore della nostra giornata, per esempio. Luca Mercalli è intervenuto, infatti, come sponsor del progetto della Regione Piemonte “SCATOL8 – Risparmia energia, comincia da scuola”.
Cosa stiamo aspettando? Noi giovani, sempre alla ricerca di un nostro spazio nel mondo, siamo chiamati ad accorrere numerosi per cercare di migliorare, per quanto possibile, la salute dell’uomo e dell’ambiente.
Bisogna fare qualcosa di concreto, subito. Il nostro futuro è alle porte.
LET’S READY!

Valeria Galetto e Chiara Listo

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