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Kurt Cobain:Montage of Heck

Qual è la storia che celano lo smile e la scritta gialli che indossate sulle vostre maglie? Quella di Kurt Cobain, messo completamente a nudo da Brett Morgan in Montage of Heck, dopo 8 anni di lavoro. Perfetto nella sua rarità. In Italia, nelle sale per due giorni (28 e 29 aprile), un vero montaggio del diavolo, con foto, notizie e soprattutto video inediti che Courtney Love, moglie, e Frances Bean Cobain, figlia, hanno deciso di produrre. Un documentario su musica, personalità e carattere che indaga nel profondo della vita di Cobain.

Un leader incompreso a cui piaceva l’idea della popolarità per la sua musica, ma che non sapeva affatto gestire. Un frontman che da un giorno all’altro si ritrova emblema di una generazione, senza quasi sapere come sia successo. Un cantante già troppo vivace da bambino, raccontano i suoi che sono intervistati a lungo nel film. Cacciato da una casa all’altra perché sembrava che fosse un peso per tutti. Un’America che cresce, nel pieno del suo boom economico, nella sua Aberdeen in cui tutte le famiglie possono permettersi di vivere tranquillamente o perfino concedendosi qualche lusso. Un genio in un contesto troppo normale.

I suoi lo ammettono chiaramente nel video, non sapevano come gestirlo perché era troppo vivace e perché nessuno dei due voleva prendersi la responsabilità di avere un bambino che, molto strano, da piccolo è un po’ vivace. Così Kurt cresce tra una casa e l’altra, tra una zia e una matrigna, e poi scopre la marijuana, l’eroina e forma una band, diventa famoso e si uccide. Questa è solo l’analisi superficiale di 27 anni, che sono stati più intensi della vita di un 80enne medio di quell’epoca. La verità è che la vita di Kurt non è stata così banale, perché Kurt stesso era tutt’altro che semplice. In un film, splendido,  che dura poco più di due ore, sono raccolti i respiri decisivi del cantautore, i momenti chiave e non solo, ed è tutto così maledettamente originale. Perfino la lingua (il film è sottotitolato in italiano), che aiuta a capire l’intenzione con la quale si dice qualcosa, è originale. Perfino le scene di Coutney e Kurt fatti di eroina che giocano con Frances, perfino Courtney con la sua personalità eccentrica, analizzata come un libro aperto, ma letto anche tra le righe.

Gioie e dolori di essere una rock(grunge)star. Soprattutto dolori. L’analisi di una persona da quando è davanti alla telecamera e sua madre le dice “Di’, chi sei?” e lui risponde “Chi sei” ridendo, e poi dopo un “No, di’ che sei Kurt” un dolcissimo “I’m Kurt Cobain” fino al ricovero nel concerto di Roma quando rischiò la morte. Morte che finalmente, almeno in questo documentario, non viene analizzata.

Quello che conta è la vita, il genio, il modo, il quotidiano, le azioni. Un must per i patiti dei Nirvana e di Kurt, ma per chiunque ami le analisi psicologiche dei personaggi.

“Who are you?”

Claudia De Medio

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