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INVENZIONI DURANTE LA QUARANTENA

11/12/2020

Durante il lockdown ci è capitato molto spesso di sentirci impotenti. Molti hanno interpretato la clausura come un limite alla nostra immaginazione, in quanto non ci ha permesso di avere stimoli dall’esterno, ostacolando il nostro processo creativo. Tuttavia c’è anche chi ha approfittato di un periodo di solitudine per trovare dentro di sé le risposte a quelle domande che tanto lo tormentavano, dando vita a pietre miliari della letteratura e ad invenzioni in grado di rivoluzionare la visione collettiva della realtà.

È il caso di I. Newton che è riuscito a fare importantissime scoperte, che ricoprono ancora oggi un ruolo fondamentale in fisica. Era il 1666 quando l’Inghilterra venne duramente colpita dall’epidemia della “grande peste”: nessuno all’epoca conosceva i virus e i batteri, ma il buon senso suggeriva l’isolamento e il mantenimento delle distanze per prevenire la diffusione del contagio. In un periodo così delicato I. Newton decise di rifugiarsi nel suo cottage di Woolsthorpe (a nord di Londra), dove iniziò la sua quarantena volontaria. Si dedicò agli esperimenti in camera oscura, che gli permisero di conoscere la natura della luce: osservando un raggio di luce bianca, che attraversava un prisma di vetro, comprese che i colori non erano una qualità tipica dei corpi, ma della luce.  Intuì inoltre la legge di gravitazione universale, a cui arrivò, secondo una leggenda, osservando una mela cadere dall’albero del suo giardino. Questo rappresentò senz’altro uno dei momenti più produttivi della sua carriera, perché gli permise di ottenere fama mondiale.

Anche W. Shakespeare fu costretto nel 1606 a chiudersi in casa, perché dilagava la peste. Qui scrisse due delle sue opere più celebri: “Macbeth” e “King Lear”.  “Macbeth” rappresenta la storia di un uomo accecato dall’ambizione e dal desiderio di potere, tanto da commettere omicidi, macchiandosi di sangue.   Il suo sarà un rapido declino, che lo condurrà alla distruzione, perché da valoroso guerriero si trasformerà in un uomo insensibile.  “King Lear” racconta la vicenda del re di Britannia, che decide di abdicare e lasciare il regno nelle mani delle due figlie, le quali rivolgono parole d’affetto al padre con il solo scopo di ottenere l’eredità.  Una volta salite al trono cercheranno in tutti i modi di accentrare il potere nelle loro mani, non facendosi alcuno scrupolo. Ancora una volta Shakespeare narra di come i vizi possano influenzare l’agire umano e presenta il tragico epilogo a cui è destinato l’uomo. Le rappresentazioni di tali tragedie a teatro avevano una funzione catartica, poiché permettevano al pubblico di liberarsi dalle preoccupazioni quotidiane ed esorcizzavano le passioni.

Infine, Mary Shelley  durante l’epidemia di colera del 1816 trascorse l’estate in una villa a Ginevra. La scrittrice, appena diciannovenne, per passare le giornate si dilettava in una competizione di scrittura, che avrebbe vinto chi avesse inventato il miglior racconto dell’orrore. Fu così che nacque “Frankenstein”, un’opera capace d’indagare l’aspetto psicologico delle tragiche azioni compiute dal mostro. Quest’ultimo infatti è vittima di pregiudizi da parte della gente comune, perché presenta tratti fisici inquietanti.  L’atmosfera cupa, quasi surreale, che si respira nel racconto, fu in parte influenzata dal maltempo presente nel periodo di reclusione, caratterizzato da frequenti tempeste e pioggia incessante.

I. Newton, W. Shakespeare e M. Shelley sono ancora oggi un esempio di come talvolta la quarantena possa rappresentare un’occasione di svolta, non sempre con esito negativo. Sta a noi saper cogliere le occasioni che ci pone la vita, creando opere sensazionali, che trovano nell’unicità la loro forza.

Arianna, 4I

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