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IL CROLLO DELLA JUVE: CRONACHE DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

08/04/2021

Juventus Porto, 3 a 2. Ritorno degli ottavi di finale di UEFA Champions League. Risultato complessivo del confronto 4 a 4, ma il Porto passa per i gol in trasferta (2 contro il solo gol bianconero). Juventus fuori dalla coppa per il secondo anno consecutivo agli ottavi e per il terzo contro una squadra di livello inferiore (Ajax nel 2019, Lione nel 2020 e, per l’ appunto, Porto nel 2021). E via agli sfottò, alle critiche, agli insulti, agli articoloni di giornale. E parte anche l’ hashtag #Pirloout. L’ allenatore juventino, infatti, è da lungo tempo criticato per i risultati ottenuti in stagione. Tante, troppe volte, forse, è stato pateticamente giustificato dalla maggior parte dei tifosi e degli addetti ai lavori. I passi falsi in campionato, quest’anno, sono stati troppi. Si è cercato disperatamente un gioco spumeggiante ed efficiente come se fosse il Sacro Graal, ma non è mai stato trovato. Tanti e decisivi errori in fase di impostazione, tutto il peso dell’attacco su Ronaldo, unico acquisto riuscito quello di Chiesa (e non è stata una scoperta, vista la cifra totale dell’operazione di 60 milioni di euro) e una difesa che non è più la BBC. A ciò si aggiungono le tensioni nello spogliatoio, con possibili addii pesanti a giugno; su tutti, quelli di Dybala e Ronaldo.

Un disastro. Juve fuori dalla Champions e dalla corsa scudetto e a rischio di non posizionarsi tra le prime quattro, cosa che significherebbe “addio Champions”. Unica piccola gioia sarebbe la vittoria in finale di coppa Italia contro l’Atalanta. A cosa è dovuta questa parabola discendente? Dov’è finita la Juve che faceva paura in Europa e che dominava in Italia? Che fine ha fatto quella solidità mentale tipica di un gruppo vincente? É solo colpa di Pirlo? Anche, ma non solo. Dividiamo in tre pilastri la caduta della Juve e cerchiamo di analizzarne il perché.

Primo pilastro: la scelta di Pirlo. Già, perché è indubbio il fatto che lasciare una grande squadra con il bisogno di riscattarsi dopo il flop in Champions (arrivato nell’agosto scorso contro il Lione) in mano ad un totale inesperto della panchina sia stato, a dir poco, un azzardo. Andrea Pirlo inizialmente doveva essere l’ allenatore dell’ U23 bianconera. Aveva appena ottenuto il patentino per allenare. Poi è arrivato un esonero, quello di Maurizio Sarri, che ha destato molta sorpresa. Un uomo che non è mai stato nelle grazie di molti, tra dirigenza, staff (calciatori compresi) e tifosi per il suo passato a Napoli. Per quanto l’annata 19/20 fosse stata negativa e addirittura peggiore di quella precedente, l’ ultima del vituperato Max Allegri, il percorso dell’ esperto Sarri era appena iniziato e, anteponendo l’ allenatore ai senatori scontenti per il rapporto con il mister, il progetto sarebbe stato quantomeno più coerente.

Secondo pilastro: l’ acquisto di CR7, detta “l’operazione del secolo”. 10 luglio 2018, quasi  tre anni fa, Ronaldo si trasferiva dal Real Madrid alla Juventus per 105 milioni più bonus. “Portaci, portaci, portaci la Champions, o Ronaldo portaci la Champions!” Di acqua ne è passata sotto i ponti, eppure quella coppa “dalle grandi orecchie” non si è mai avvicinata a Torino nell’ultimo triennio. Fallimento? Sì. Un’ operazione onerosissima: tra i 350 e i 400 milioni di euro. Certo, i ritorni economici ci sono stati, specialmente dagli sponsor che sono aumentati grazie al personaggio, o meglio al marchio, di CR7. Ma quest’operazione non ha fruttato in maniera netta né economicamente né sportivamente parlando. Con tutti quei soldi spesi per un singolo giocatore (oltretutto non più giovanissimo), la società juventina avrebbe potuto rafforzarsi in maniera più equilibrata? Probabilmente sì, ringiovanendo sin da prima tutti i reparti, comprando calciatori di alto livello ma economicamente parlando non proibitivi e allungando così i tempi. Quali tempi? I mesi, o gli anni, che separavano la Juve dal classico declino di qualsiasi grande squadra. Ed è qui che arriviamo all’ultimo pilastro.

Terzo pilastro: il tempo che scorre, inesorabilmente. Colui che non può essere fermato, l’ entità imprescindibile. “Il tempo è uguale per tutti”. Riflettendo su questo argomento, mi sono venuti in mente degli esempi lampanti di grandi squadre: Barcellona, Real Madrid, Manchester United, Milan e Inter. Tutte squadre storiche che hanno vinto sia in Italia, sia in Europa: infatti, sono ben 31 le Coppe Campioni vinte da questi club. Le seguenti squadre, nell’ultimo quarto di secolo, hanno avuto un exploit leggendario (vedi l’ Inter e lo United) oppure sono rimaste ad altissimi livelli per molti anni (vedi il Milan, i blaugrana e il Madrid). Una cosa accomuna tutti questi colossi: hanno avuto o stanno avendo un calo. Non può essere un caso. Dunque mi sono chiesto il perché e sono arrivato alla seguente conclusione. Quando una squadra è forte, compatta e composta da grandi campioni, non viene mai smantellata nel bel mezzo del ciclo vincente. Non avrebbe senso. In altre parole, squadra che vince non si cambia. Che queste squadre abbiano una fine, se mantenute così, è dunque fisiologico. Tantissimi i ritiri illustri nel Milan, nell’Inter e nel Barcellona. Tante le cessioni di vecchie glorie a squadre cinesi o americane per concludere la carriera o ancora molte le scadenze del contratto.

Per concludere, cosa vogliamo dire ad una squadra che è arrivata due volte in finale di Champions nel giro di tre anni e che ha raso al suolo la concorrenza in Italia per quasi dieci anni? Nulla, se non che era inevitabile. Ribadisco: il tempo scorre, inesorabilmente.

Lorenzo 3I

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