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Il commissario Montalbano indaga su un nuovo caso: i gay

Luca Zingaretti, il conosciutissimo commissario Montalbano, ha deciso di indagare su una tematica rischiosa: i gay. Servitosi di un testo del 2008 del  greco-inglese Alexi Kaye Campbell, Zingaretti, in veste di regista e attore, ci presenta The pride. Impresa alquanto audace la sua, vista la comparazione fra l’omosessualità vissuta problematicamente negli anni ’50 e la libera concezione di essa dei giorni nostri. 1958 e 2008: mezzo secolo è il gap di tempo fra le due storie alternativamente accostate per esporre il cambiamento di mentalità verso l’omosessualità. Tre sono sempre i protagonisti delle due storie, calati in personaggi che hanno ieri e oggi lo stesso nome, Maurizio Lombardi, lo stesso Zingaretti (che ha rinunciato ad un ruolo chiave) e Valeria Milillo. Infatti, i due intrecci prevedono un primo contesto, britannico, anni ’50, e una coppia ordinaria: un immobiliarista (Zingaretti) e un’ex attrice (Milillo) che ora lavora come illustratrice di un libro redatto da uno scrittore (Lombardi) il quale si innamorerà dell’uomo sposato; questo, anche se attratto, oppone un rifiuto violento. L’uomo non accetta la sua sessualità, afflitto da una società che non tollera le diferenze. La scena più toccante è quella finale della visita psichiatrica cui poi si sottopone per cercare di guarire da quella che considera una malattia. Il secondo intreccio, invece, prevede un giornalista gay (Lombardi) appena abbandonato dal partner fotoreporter (Zingaretti), visto il rapporto fra i due troppo aperto ai tradimenti effimeri, e un’amica comune a entrambi (Milillo). È proprio in occasione di questi rapporti che il copione prevede anche un travestimento da SS e altri atteggiamenti talmente esuberanti da creare forse una lieve caricatura dei personaggi. La storia d’amore è tra due uomini ma non ci sarebbero state differenze e ad amarsi fossero un ragazzo e una ragazza. Insomma, The pride vuole far riflettere sulla concezione dell’omosessualità e come è –sorprendentemente – cambiata in soli cinquanta anni, passando dall’idea che sia innaturale e quindi inaccettabile, bisognosa perfino di una visita psichiatrica (e degli insensatamente illogici trattamenti prescritti) fino alla visione dell’omosessualità considerata completamente naturale.

Francesca Gauna

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