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GLI OTTO PICCOLI INDIANI DI TARANTINO

Non sono dieci, non sono indiani, ma scompaiono piano piano tra colpi di pistola ed omissioni. Tarantino ritorna con il suo stile inconfondibile, che tuttavia non riesce proprio ad annoiare. Tra un cast d’eccezione, musiche di Morricone – non solo azzeccate ma spettacolari – e quel pizzico di horror, d’altronde, come si fa a rimanere impassibili davanti allo schermo? Tarantino ritorna con “The Hateful Eight”, nel migliore dei modi.Trovare una pecca in questo film è davvero difficile, soprattutto se si conosce e si ama lo stile del buon Quentin. La nascita di questo film è stata un parto sofferto: sceneggiatura svelata nel 2014 successivamente modificata per evitare l’enorme spoiler; per non parlare delle continue domande sul possibile esito del nuovo film come sequel di Django Unchained, cosa che in realtà non è accaduta.Questa nuova pellicola viene definita come western, anche se non è il solo genere che le appartiene, anche perché viene difficile immaginarsi a primo impatto un western, guardando l’infinita distesa innevata che, insieme alla bufera di neve che la fa da padrona, domina l’intera vicenda. Il genere è il genere-tarantino, un misto tra western, giallo, horror e probabilmente tutti gli altri generi in parti più piccole. Otto piccoli indiani e tre piccole critiche: la durata di 187 minuti, il fatto che l’inizio sia leggermente piatto, soprattutto se paragonato alla seconda metà, e la somiglianza con Pulp Fiction. La presenza di Samuel Jackson influisce terribilmente su quest’ultima, poiché il suo personaggio è molto simile al ruolo che interpretava nel ’94, tira fuori la pistola e spara senza pensarci due volte, la giustizia è quella per lui, e quella deve essere. È un cattivo ragazzo (anche se non più tanto ragazzo) che però rimane fedele ai suoi principi distorti su che cosa sia giusto o meno. E c’è da ammettere che per quanto riguarda l’emancipazione delle persone di colore ha ragione ora come sempre e come nella seconda metà dell’Ottocento, anni d’ambientazione del film.Il film si apre con una carrozza che avanza nel candido grazie a sei cavalli. Da lì in poi è tutto un raccattare passeggeri e cacciatori di taglie. Attraverso una serie di omicidi a sangue freddo, indagini, digressioni su guerre bianchi vs neri e parti di cervello spappolate dagli spari tra i capelli si raggiungerà la verità. Quanti mentono, quanti non sono chi dicono di essere e chi rimarrà in piedi alla fine? Una enorme sala, otto piccoli indiani (o forse nove?), taglie sulla testa, violenza fisica e verbale e migliaia di dollari. Siete pronti per la versione 2.0, sebbene diversa, di Pulp Fiction?

Claudia De Medio

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