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FULMINACCI E L’INDIVIDUO MODERNO, ANALISI DI “UN FATTO TUO PERSONALE”

5/01/2021

Il 4 dicembre scorso, il cantautore romano Fulminacci, al secolo Filippo Uttinacci (classe 1997), ha reso edito sulle piattaforme online il suo nuovo singolo “Un fatto tuo personale”. Fulminacci non delude le aspettative, altissime data la sequenza ininterrotta di successi. L’artista, infatti, con alle spalle solo due anni di carriera e un solo album pubblicato, ha già accumulato numerosi premi, come la targa Tenco 2019 per la categoria Opera Prima. Premi accompagnati dal sostegno di esperti del settore, come Samuele Bersani e Luca Barbarossa e da una nomina tra i big di Sanremo 2021, dove presenterà la canzone “Santa Marinella”.

Fulminacci stesso, parlando della canzone, durante un’intervista rilasciata a “TV Sorrisi e Canzoni”, ha dichiarato “Il testo parla delle persone e della società che mi sta intorno, cambiano giorno per giorno e io cambio mentre li osservo”. “Un fatto tuo personale” è quindi un testo che vuole descrivere l’individuo e la società contemporanea: l’individuo odierno viene dipinto come colui che usa termini inglesi sbagliandone la pronuncia, ripetendoli per sentito dire; viene presentato come colui che cerca in continuazione di definirsi, perché conscio della propria mancanza di personalità, come colui che riempie la propria pochezza giudicando il vestiario altrui, non rendendosi conto di cosa ci sia oltre, forse perché se ne fosse davvero consapevole, ne avrebbe troppa paura. Insomma, l’identikit della persona contemporanea non risulta dei migliori: svuotata, quasi un’immagine alla ricerca di un significato; una persona alla ricerca di regole imposte da qualcun altro, alla ricerca di un “codice morale”, perché incapace di emanciparsi, autoimponendosi delle regole. In questa descrizione generale della tipica personalità moderna, Fulminacci, da buon cantautore della seconda decade del 2000, non può non porre l’accento anche sull’importanza dell’apparire e dei pregiudizi.

E se questo è l’individuo, la società non può che seguire uguale tendenza: la comunità non si rende conto di dove stia andando essa stessa, incapace di scindere il bene e il male, mette il male “sopra un piedistallo”.

Inoltre, la struttura del brano – che risulta un “mosaico di frasi” che vanno a toccare innumerevoli temi, con il fine di descrivere le persone e la società – rende anche l’idea di come il nostro mondo risulti un enigma che non si comprende e non si vuol fare comprendere. Un mondo dominato dalla fortuna, in continua mutazione, dove non ci si raccapezza mai (e il Corona virus è l’ultima delle “fortunate tempeste”), quasi come se fossimo personaggi dell’Orlando Furioso, lanciati nei boschi d’Europa alla ricerca della nostra metà.

Fulminacci ha inoltre rivelato, sempre a “TV Sorrisi e Canzoni”, che per scrivere la canzone è stata fondamentale la visione del docu-film “Comizi D’Amore” di Pier Paolo Pasolini, tant’è che nella canzone è presente il verso “É il senso stesso di civiltà che è contro la natura”. Si tratta di  una “semicitazione” (così è stata definita da Fulminacci) di quanto asserì Giuseppe Ungaretti proprio in questo lungometraggio, rispondendo alla domanda di Pasolini “Esiste la normalità e l’anormalità sessuale?” (notare come Pasolini facesse questi discorsi nelle spiagge nel 1965). Il poeta, che nonostante la vecchiaia conservava quella precisione lessicale tipica dei poeti, rispose, con parole di sicuro più giuste delle mie, che ogni individuo è per sua natura diverso e che la prima violenza che l’uomo commette nei confronti della natura stessa è proprio volere imporre il concetto di civiltà. Imporre questo concetto vuol dire, infatti, imporre un modo di pensare oggettivo, imporre schemi morali uguali per tutti e pregiudizi, che vanno piano piano a smussare la soggettività naturale dell’individuo.

Parlando invece di suono, la base musicale della canzone è stata fatta da Frenetik&Orang3 e segue la linea tracciata da “Canguro”, il penultimo singolo uscito. Fulminacci in questi ultimi due lavori sta lasciando il suo stile originario, o forse dovremmo dire che sta già lasciando il suo stile originario, data la brevità della sua carriera. La chitarra acustica, preponderante nel primo album, mantiene la sua presenza, ma viene fortemente limitata, in favore di suoni più elettronici e di uno stile in generale più moderno e cupo. Inoltre, interessante è il modo di cantare che si direbbe quasi rappato, altra novità per un cantautore che è sempre stato identificato con la categoria “indie”.

In ultima analisi, la canzone “Un fatto tuo personale” di Fulminacci risulta un ulteriore successo per il cantante e non ci aspettiamo di meno dal nuovo album, che, secondo quanto detto, dovrebbe essere pubblicato in primavera.

Stefano, 4C

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