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Foibe: noi ricordiamo

Torino, 4 feb – Nessun vertice dello Stato italiano quest’anno a commemorare le vittime delle foibe. Notizia che purtroppo non stupisce, ma che senz’altro delude, e non poco. Ma andiamo con ordine.

Cosa sono le foibe e perché è importante ricordare l’eccidio legato ad esse?

Una foiba è una caverna verticale, simile ad un pozzo, tipica del territorio carsico e dell’Istria. In questi pozzi, tra il 1943 e il 1945, si stimano 11 mila morti per mano di partigiani jugoslavi comunisti che gettavano le loro vittime all’interno di queste  spaccature, riservando loro una morte atroce dovuta ai molteplici impatti con la parete rocciosa interna della cava. Spesso le vittime erano anche legate insieme da del fil di ferro ed uccise sfruttando una sorta di brutale effetto domino, per cui alla caduta del primo della fila sarebbero morti tutti gli altri.

Chi furono le vittime?

Non solo rappresentanti del Fascismo e dello Stato italiano ma soprattutto persone comuni, colpevoli solamente di avere sangue italiano in una terra di confine in cui, secondo gli assassini, la presenza di una comunità italiana avrebbe potuto opporsi alla realizzazione dello Stato comunista jugoslavo. Motivi non solo politici ma anche etnici dunque, rivolti contro chi era italiano, che ci dovrebbero far capire l’importanza del  Giorno del Ricordo (istituito solamente nel 2004) per il nostro Paese

Perché troppo spesso questa strage e la sua conseguente memoria è passata in secondo piano?

Già dal 1943, anno dell’armistizio che sancisce la conseguente guerra civile italiana, numerosissimi abitanti di Istria, Dalmazia e Fiume di etnia italiana fuggirono come esuli dalle loro terre per potersi mettere al sicuro in Italia. Ma l’accoglienza, da parte di quelli che avrebbero dovuto essere i loro fratelli italiani, non fu affatto positiva. Esistono episodi di treni carichi di esuli fermati e rispediti indietro con la forza da parte di gruppi di operai e sindacalisti vicini al Partito Comunista Italiano, e quindi vicini a Tito, che in questi profughi non vedevano altro che il nemico fascista da distruggere. Un’idea, quella per cui l’uccisione di un fascista era giusta e quindi non solo non da perseguire, ma anche da incentivare, che ritornerà poi tragicamente negli anni di piombo. Oggi sappiamo che non esistono morti di serie B e che il Giorno del Ricordo andrebbe celebrato alla pari di altre solennità a cui i media dedicano molto più spazio. Per questo l’assenza del Capo dello Stato Mattarella e del Presidente del Senato Grasso questo 10 febbraio alla foiba di Basovizza, dove si svolgerà la celebrazione, è un  passo indietro verso la conquista di una memoria storica oggettiva e non filtrata dal colore politico, per un ricordo unanime delle vittime di tutte le stragi perpetrate dall’uomo, il cui odio non è né nero, né bianco, né rosso.

 

                                                                                                                     Salvatore Ardini

 

 

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