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CRONACHE DI UN DEJA VU

Gli acculturati come noi non attendono Febbraio per San Valentino, si sa, ma per il Festival di Sanremo. Il disturbatore disoccupato, le scale, la musichetta old but gold, la platea vip e gli spalti con la plebe. Gli sketch nì, il maestro Peppe Vessicchio, l’orchestra, il palco che fa invidia alla De Filippi. Personaggi con zigomi alti e mani rugose, sagome pescate dalla naftalina, anime più di là che di qua; la sezione “nuove proposte”, perché ormai ai nomi agée ci siamo rassegnati. E che volete, cacciarli? Non siate irrispettosi: la dignità in ballo non è la vostra. E il decadentismo è sempre arte. E poi (solo poi) le canzoni e le canzonette, le finte alternative, le romantiche, le banali, le “new age”, le commerciali e le profonde. Insomma, Sanremo è sempre più o meno le stesse cose. Quest’anno però (non) ci è mancato il Carlo nazionale, sostituito dal “dittatore” artistico Claudio Baglioni, che più che per condurre è venuto per cantare e contribuire agli sketch (decisamente evitabili). E poi Michelle, la donna degli  “eccezionale, fantastico, stupendo”, brava a reggere il palco quanto a ridere, ma di cui ci resteranno in mente solo gli sbrilluccicanti abiti. Infine Favino, un vero gentleman nella sua prima esperienza da conduttore TV, di cui ci ricorderemo il monologo finale che parla di periferia, di stranieri e d’amore. Praticamente niente politica, per quest’anno. È solo per la sacra par condicio pre-elezioni. Ma si è riso comunque: Fiorello non risparmia niente e nessuno nelle sue tre serate, nemmeno il direttore Rai e il canone in bolletta, il presidente turco Erdogan, i Pooh, i nostri Gentiloni e Di Maio, a proposito di politica. Anche a rompere le regole ci vuole maestria. E qualcuno spera che il prossimo anno, abbandonando la sua Edicola Fiore, monopolizzi il palco dell’Ariston in compagnia di Virginia Raffaele, che funge da tiramisù e da magnete per lo share( nella TV non dispiace mai). Però cinque serate sono lunghe, e la palpebra cala anche in sala. Nemmeno nonnine danzanti, interi album di Baglioni e gag da far arrossire anche i telespettatori salvano l’atmosfera soporifera. E tirarla lunga fino alle ore piccole è un colpo basso. Alla fine ha trionfato il duo Meta-Moro e il loro “Non mi avete fatto niente” sbattuto in faccia al terrorismo; la quasi-squalifica ha giovato ai voti oltre che ai complotti sul web. Al seguito Lo Stato Sociale, stonati ma originali, e al terzo posto Annalisa, grande voce su note (ancora) d’amore. Nelle nuove proposte al primo posto c’è Ultimo; potete risparmiare le battute. Appena sotto il podio Ron e la canzone di Lucio Dalla; più in basso spicca Mirkoeilcane e la canzone politically incorrect sui migranti. Ultimi Elio e le storie tese, non abbastanza folli, geniali, simpatici o degni, insomma a voi la sentenza. Non potevano mancare, infine, i premi “secondari” a secchiate, per non scontentare nessuno o quasi; che poi si offendono e per il prossimo anno ci rimangono tre concorrenti. In conclusione, cala il sipario; anche quest’anno Sanremo è giunto al termine, e senza particolare clamore, nonostante tutto. Ancora si porta dietro i suoi strascichi fatti di commenti, critiche, gossip (sapete dove trovarne); in fondo, pare piaccia così. È abbastanza per far pigiare, ai più, il tasto 1 del telecomando:  sia per dormire, criticare, ascoltare o twittare sull’evento del mese. E allora appuntamento tra un anno. Stesso posto, stesso sogno: un po’ di novità.

Claudia 4E

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