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Cosa è stato realmente Expo 2015?

Ammettiamo pure che visitare Expo in questi giorni di chiusura non sia proprio l’idea più geniale di questo mondo, perché il rischio – inevitabile – è quello di ritrovarsi sommersi dalle code, ovunque, per qualsiasi cosa. Ma le classi 3^B e 4^A hanno deciso di sfidare la sorte.
Appena si mette piede nel milione di metri quadrati adibiti ad Expo, per capirci circa 130 campi da calcio, si percepisce già la frettolosità e l’impazienza di ogni visitatore. Sono tutti affamati di entrare.
Expo fino ad oggi ha registrato oltre 18 milioni di visitatori e Giuseppe Sala, commissario unico di Expo Milano 2015, afferma: “Arriveremo a 21 milioni”. Ma tutti questi visitatori, sanno realmente cosa rappresenta Expo attualmente e cosa, invece, si era proposto di rappresentare?

“Feeding the planet” è il tema proposto e presentato da Expo Milano 2015, italianizzando “nutrire il pianeta”. Anche il segretario dell’ONU, che ha tenuto il Terzo Forum Mondiale dello Sviluppo economico locale pochi giorni fa, il 16 ottobre, qui a Torino, insieme al presidente del Senato Pietro Grasso e al sindaco della città Piero Fassino, si è dimostrato sensibile all’argomento. Ma gli oltre 130 padiglioni di Rho sono stati realmente in grado di informare e di attualizzare al meglio la problematica?
Più continuavamo a camminare lungo il decumano, via centrale a partire dalla quale si sviluppano tutte le strutture, e più il contatto con il tema svaniva.
L’impressione ricevuta era che ognuno cercasse disperatamente in Expo, non le soluzioni alla tematica, anche se ben formulata e innovativa, bensì una specie di mondo a portata di mano, decisamente ridotto alle dimensioni di 1.5 Km del decumano per 350 metri del cardo. Si vedevano persone sbucare da ogni dove alla ricerca disperata di qualche tentativo di estorcere o elemosinare qualche cibo tipico o qualche prodotto in omaggio. Insomma, Expo è andato fuori tema. Se non proprio completamente, almeno in parte: qualche tentativo di produzione e di innovazione delle tecnologie è stato proposto, e un esempio può essere la fattoria verticale, ma l’impressione generale è quella di un tema ben formulato ma letteralmente sfuggito di mano. L’obiettivo di Expo non era certo quello di far pagare al visitatore circa 40 euro di solo ingresso per poi fare due ore di coda al padiglione della Coca-Cola e averne un bicchiere gratis e null’altro. Invece la realtà è proprio questa.

Dentro i padiglioni (i pochi che oramai si riescono a visitare considerate le improponibili code che arrivano addirittura a 8 ore) la concezione del tema è impercettibile e le poche informazioni che un visitatore (realmente) interessato può cogliere provengono solo da qualche monitor. Tanto sono belle le strutture esterne quanto, molto spesso, sono povere di contenuti all’interno.

Bisogna comunque ammettere che, anche se i padiglioni non sono all’altezza delle aspettative, se si è concretamente attirati dalla tematica, nel complesso, Expo risulta piacevole e l’impressione è quella di una struttura ben organizzata che nel suo insieme sa offrire una gradevole esperienza al visitatore che, nella maggior parte dei casi, non si cura molto del tema annunciato da Expo.

Gauna Francesca

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