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Carta, matita e libertà!

Mercoledì 7 gennaio 2015, ore 11.30: il mondo del giornalismo viene attaccato a colpi di kalashnikov. Povero fucile, non sa che non c’è storia contro una matita e una mente geniale in grado di imbrattare un foglio bianco di libertà. Povero fucile, non sa cos’è la libertà, non sa come difendersi dalla “bestia” che permette ad ogni uomo di dire la sua. Povero fucile, non proverà mai l’emozione di vedere un fiore in cima alla sua canna da sparo. Povero fucile, si sta perdendo la bellezza della varietà del mondo, che ama esprimersi in miliardi di modi diversi. Povero fucile, trema di fronte ad una mina incastrata dentro un bastoncino di legno a forma esagonale. E le “malefiche” menti geniali che danno vita a sì tanto tremore? Non si arrendono di fronte a colpi di piombo, riprendono le loro armi di terrore e continuano a trasformare pagine bianche in opere d’arte. Come Bobo, per esempio. Il suo papà, Sergio Staino, vignettista satirico e regista, nonché direttore di Tango, uno dei settimanali che ha più creato scompigli tra i banchi di Montecitorio negli anni Settanta, ha risposto anche a noi riguardo temi caldi che sono riemersi dopo l’attacco in Francia.

Che significato assume la “libertà di espressione”?

La libertà di espressione ha una doppia valenza: la prima riguarda la possibilità di esprimere sempre e dovunque il proprio pensiero senza pericolo di ritorsioni, la seconda è di avere i mezzi per esprimerlo. Questo secondo aspetto comporta necessariamente la possibilità di viaggiare, studiare, incontrare, di informarsi e di accedere alle forme di comunicazione, dall’editoria, alla radio, alla televisione, etc

Come vignettista satirico, pensa che la sua espressione debba avere dei limiti?

 Non ha senso parlare di libertà di satira. La satira è una delle tante forme in cui lo spirito umano trasmette concetti, opinioni, emozioni, sentimenti, ad altri suoi simili. Qualcuno potrebbe parlare di quali sono i limiti della letteratura? O quali sono i limiti del cinema? O della poesia? O della pittura ad acquerello? Sarebbe chiaramente un’idiozia.

Esistono invece dei limiti posti dai media su cui la satira si esercita. Ad esempio L’Osservatore Romano, organo dello Stato Vaticano, pone di fatto dei limiti alla satira quasi insormontabili. Mentre il settimanale francese Charlie Hebdo, come tanti altri media squisitamente satirici non pone programmaticamente nessun limite alla sua satira. Tra questi due estremi potete trovare un’infinità di varianti.

Conosceva i vignettisti, definiti da Michele Serra “vecchi libertini”, uccisi da quei “ragazzi bigotti”?

Conoscevo  Wolinski, dai tempi di Linus. Collaboravamo entrambi alla rivista, era per me un mito.

Cosa può dirci riguardo il suo personaggio?

Wolinski era un antidogmatico. Le sue storie erano certamente feroci, ma è la satira stessa a richiedere questo atteggiamento. La satira è per sua natura seminatrice di dubbi. La sua arma è l’intelligenza e in questo fa più male di un fucile o di una bomba.

Considera i vignettisti di Chalie Hebdo degli eroi della libertà di espressione?

I primi a non voler essere una leggenda sono sicuramente loro. Sono stato molto amico di Wolinski e so per certo che l’ultima cosa che avrebbe desiderato è quella di diventare eroe ed esempio. Sono vittime. Vittime dell’intolleranza e dell’oscurantismo religioso.

Bobo cosa direbbe?

Sarebbe orgoglioso di essere un collega di quei personaggi di carta che muoiono facendo satira.

Chiara Listo

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