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Birdman o (l’mprevedibile Virtù dell’ignoranza)

Candidato a nove e vincitore di quattro premi Oscar: miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia, miglior regia e tantissimi altri riconoscimenti in pochissimo tempo. Un film evento che inizia con Michael Keaton che levita in mezzo ad una stanza in mutande. Epico. Inizio esplosivo, la gente è a metà fra lo sconvolto e il divertito, e si prepara alle due ore che la attendono nella sala del cinema.

Keaton, conosciuto ai più per aver interpretato Batman nei film di Tim Burton, interpreta Riggan Thomson, un uomo di mezza età nel suo periodo da fallito post carriera da star, al limite della sanità mentale, che cerca in ogni modo di ritrovare la popolarità. Thomson era per tutti Birdman, ma chi era Birdman per lui? Il supereroe del quale ha vestito i panni, che l’ha fatto diventare famoso, un uomo uccello, classico supereroe, che ha fatto innamorare il suo pubblico. E anche la “vocina nella testa” che lo tormenta e gli dice di smetterla di provare a fare l’alternativo.

Thomson sta cercando infatti di inscenare una rivisitazione di un’opera teatrale per far dimenticare a tutti chi è Birdman, o meglio, per diventare famoso per qualcos’altro, qualcosa che lo elevi rispetto alla sua carriera passata; ma Birdman non lo abbandona, ed egli crede di avere i suoi poteri, di essere addirittura lui stesso il supereroe in alcuni momenti.

Il tema fondamentale del film è proprio la ricerca continua della notorietà che esaspera l’uomo finché non la (ri)raggiunge. Viene analizzato il rapporto padre-figlia, con l’adolescente drogata e cresciuta senza la presenza di suo padre, troppo impegnato dal lavoro, interpretata da Emma Stone in modo impeccabile; ma sicuramente anche l’idea di famiglia messa in crisi dalla separazione tra la madre di Sam (Emma Stone) e Riggan, e la relazione di quest’ultimo con una delle attrici del suo spettacolo, e via dicendo sulla scia del familiare.

E ancora i social network: il film ne analizza la potenza, la velocità, e tutti i risvolti negativi; l’esempio più eclatante si ha quando Riggan, incastratosi nella porta del teatro con il solo accappatoio addosso, non riesce ad usare i suoi “poteri” per uscirne e si ritrova a dover camminare con le sole mutande addosso, con passanti che girano video che solo pochi minuti dopo avranno già milioni di visualizzazioni (mutande che faranno la storia quando Neil Patrick Harris,  Barney Stinson in How I Met Your Mother, si presenterà con solo queste addosso alla premiazione degli Oscar).

Ad un certo punto, la svolta: Mike Shiner. Attore interpretato dal noto Edward Norton, famoso per il film Fight Club, che sul set è sfacciato e maledettamente reale. Agli spettatori appare così antipatico da suscitare ammirazione. Mike fa quello che vuole, a costo di rovinare uno spettacolo mentre sta recitando, pur di essere vero, reale, umano, e questo inizialmente a Thomson non va giù. Principalmente perché è lo spettacolo della sua vita, e non può farselo rovinare da un uomo del genere. Gli spunti per un film tragicomico ci sono tutti, e Birdman maschera appieno i momenti di drammaticità cercando di smorzarli deviando l’attenzione di chi guarda con dei momenti leggeri e con una musica martellante e delle riprese mozzafiato (il premio per la fotografia è sicuramente meritatissimo).

Nel film l’azione prosegue intorno al personaggio di Thomson e alla sua frustrazione interna che lo porta ad atti estremi, in un susseguirsi di vicende che lo vedono protagonista insieme al suo quasi alter ego Birdman,con il quale ha un rapporto che è una sorta di odi et amo.

Nonostante il film tratti di argomenti molto attuali e nonostante l’ottimo lavoro del regista Alejandro González Iñarritu, la maggior parte della gente non rivedrebbe questo film. Perché il finale manca. O forse è troppo aperto. O forse non si capisce abbastanza. E forse questa è la pecca che non farà passare Birdman alla storia.

Claudia De Medio

 

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