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ALTOLÀ AL SUDORE! E questa volta è Fido a dirlo

09/02/2021

Dopo un lungo viaggio a bordo di un piccolo aereo in cui non hai neanche lo spazio per le ginocchia, l’unica cosa che desideri è rientrare a casa, farti una bella doccia e levarti di dosso tutto quel sudore che ti macchia la camicia. Ma se questo, in situazioni comuni, è un elemento di disagio e imbarazzo, ultimamente si è rivelato fondamentale per la rilevazione di casi positivi al Covid-19. Così, sulla scia di Beirut, Dubai, Abu Dhabi ed Helsinki, anche negli aeroporti italiani è in corso una pratica singolare: al passeggero viene richiesto di asciugarsi il sudore sotto le ascelle e sul collo tramite una specifica salvietta. Il liquido è dunque raccolto in una provetta infilata in un apposito muro dietro al quale si trova una schiera di “sensori” a quattro zampe. Fido infila il muso in uno speciale cono olfattivo e grazie ai suoi occhi più potenti – le narici – è in grado di riconoscere se il passeggero è positivo, anche se asintomatico. In tal caso, si siede, una luce rossa si illumina e il sospetto viene accompagnato per fare il test molecolare più approfondito.

Questo metodo di diagnosi, più rapido e  meno invasivo, era già stato sperimentato in giugno nel distretto di Shahriyar, Teheran, da sei istruttori cinofili, venti addetti del Ministero della Sanità e dell’Esercito della Repubblica Islamica e una muta di labrador, golden retriver, pastori tedeschi e border collie. Un recente studio francese, condotto da Dominique Grandjean, ricercatore presso la National Veterinary School di Alfort, Parigi, ha invece individuato il pastore belga malinois come migliore razza canina in grado di individuare i positivi al Covid, con un’efficacia del 95%.

Non è la prima volta che il migliore amico dell’uomo ci aiuta a scovare indizi che il nostro olfatto non è in grado di percepire: non solo tartufi, ma anche droghe, esplosivi, armi; o ancora, tramite l’urina dei pazienti, patologie quali diabete, epilessia, Parkinson e certe forme tumorali. Lorenzo Tiddu, tenente colonnello del Centro militare di Grosseto, nonché veterinario specializzato in Etologia applicata e benessere degli animali, spiega quale sia il loro segreto, o meglio, il nostro: «Si parla di volatiloma, cioè l’insieme dei composti organici volatili che organismi animali e umani possono emanare attraverso le ghiandole sudoripare ecrine, apocrine e sebacee – per intenderci l’insieme dei composti liberati dalla cute dell’uomo che permette al cane di riconoscere una persona dall’altra.» Grazie all’elevato numero di neuroni olfattori e alla mucosa olfattiva particolarmente estesa (3 metri quadrati contro i nostri ridicoli 5 centimetri quadrati), il cane percepirebbe dunque una variazione nell’odore del corpo umano dovuto a malattie respiratorie, quali l’infezione da Sars-Cov-2.

In Italia, il progetto sta prendendo piede in Piemonte, all’aeroporto di Cuneo Levaldigi, attraverso una collaborazione tra la società specializzata nei servizi di sicurezza aeroportuale I-SEC Italia, e la finlandese Nose Academy Oy, specializzata nell’addestramento di cani. Per ora, i cani hanno identificato l’83% dei casi positivi e il 96% di quelli negativi. A Fiumicino, Roma, durante un training di circa otto giorni per animali già addestrati, Fido viene premiato con una pallina dagli agenti di vigilanza Italpol ogni qualvolta fiuti il virus malefico. Ancora, a Bolzano, i cani anti-Covid hanno fatto il loro ingresso nell’aula magna del liceo scientifico Peter Anich, dove hanno esaminato le mascherine degli alunni.

L’impegno prosegue con la promozione del progetto di ricerca scientifica “Cani anti-Covid” appoggiato dall’Onlus Medical Detection Dogs Italy e l’Università Statale di Milano.

Come spiega il dottor Grandjean, lo scopo dei cani anti-Covid non è quello di sostituire le altre analisi. Si tratta di un pre-test, non invasivo, gratuito, amico dell’ambiente se valutiamo la quantità di materiale gettata ogni giorno per i tradizionale tampone, e soprattutto rapido: il tempo di ogni screening è drasticamente ridimensionato. Inoltre, potremmo dimenticarci quello spiacevolissimo solletico… Non ci prenderanno più per il naso!

Laura, 4A

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