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Alternanza Scuola-Lavoro: la grande scommessa

Com’è stata presentata: modalità didattica realizzata in collaborazione fra scuole e imprese per offrire ai giovani competenze spendibili nel mercato del lavoro e favorire l’orientamento. Il giovane impara in contesti diversi, sia a scuola sia in azienda.Com’è realmente: progetto della Buona Scuola che prevede per gli studenti italiani delle scuole superiori ulteriore carico di lavoro sotto forma di impiego lavorativo.Si parla dell’Alternanza Scuola-Lavoro, scommessa del Ministero dell’Istruzione che coinvolge tutti gli studenti del triennio della scuola secondaria di secondo grado a partire dalla “fortunata” annata 1999, che per prima ha dovuto affrontare la novità con l’aiuto di docenti disorientati tanto quanto gli allievi. È stata infatti la mancanza di informazioni a determinare lo scontento generale degli studenti, che hanno organizzato manifestazioni e scioperi per far sentire la propria voce a un sistema che li vede, che ci vede, solo come delle pedine le cui mosse hanno il fine di dimostrare la propria efficacia, finora senza grandi risultati.

È il tipico esempio di un buon progetto realizzato male, perché nel mezzo di una crisi, in cui ci sono persone che faticano ad arrivare a fine mese a causa della mancanza di posti di lavoro, lo Stato introduce ulteriore mano d’opera giovane e non stipendiata andando a diminuire ulteriormente le poche possibilità che un disoccupato ha di trovare un impiego. Tuttavia, se la situazione sembra sfiorare l’assurdo soltanto nel primo anno del progetto, con alunni di una sola annata, entro il prossimo anno saranno coinvolte tutte le classi del triennio di tutte le scuole di tutta Italia. Si tratta di milioni di studenti che cercano aziende e cooperative che li accolgano e in tal caso dovranno conciliare studio, lavoro e, per i fortunati che ancora hanno capacità di organizzazione e sacrificio, sport e hobby.

Non mancano inoltre fraintendimenti, errori di comunicazione e malintesi a questo piano che è in sé un impegno non indifferente; si tratta di alunni che, talvolta senza alcuna colpa, hanno cercato di mettersi in contatto con più aziende che non si sono rivelate affidabili, oppure di equivoci tra lo studente e la scuola stessa, che per mancanza di disponibilità, e forse di interesse, hanno fatto sì che il ragazzo in questione perdesse un anno in cui sarebbe stato possibile accumulare ore. Infatti, il progetto vuole essere verificato sul numero di ore che i ragazzi devono completare nell’arco di tre anni, che sono niente di meno che quattrocento nell’ambito degli istituti professionali e duecento per i licei, quella scuola superiore per ragazzi che hanno forse una lontanissima idea di cosa fare della propria vita, ma che vengono costretti a lavorare in campi magari sconosciuti ai loro interessi, per di più per un numero consistente di ore.Il tutto accompagnato dall’iniziale voce di corridoio, che suona come una minaccia, di non essere ammessi all’esame di maturità senza le duecento ore previste; screditate tali informazioni, sembra che il lavoro svolto per il progetto venga contato come credito formativo.Con la speranza che sia l’istituto per primo ad adoperarsi per l’Alternanza Scuola-Lavoro e l’augurio che il Ministero non ci riduca schiavi del sistema scolastico, il progetto continua, il malcontento aumenta e il momento in cui ci faremo sentire, ma soprattutto ascoltare, è sempre più atteso.

Eleonora, 4M

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